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mercoledì 20 giugno 2007

Intervista a E. Milanesi*

Cosa pensi dell’appello sui “temi perduti”?

Nel 2004 non ho votato Zanonato sindaco. Dunque, sono libero rispetto alle delusioni e ai rilievi più o meno critici. E’ la banale ragione per cui non ho firmato né firmerò il documento.

Ma hai seguito, da giornalista, il dibattito che si è innescato anche sul blog. Che ne dici?

Discutere fa sempre bene. Soprattutto, nel merito. E chi ha ricevuto una delega non può certo immaginare di averla avuta “in bianco”. Osservo poi che, finalmente, la vostra iniziativa pubblica, diretta, aperta e trasparente ha due meriti. La partecipazione diretta nella valutazione di tre anni di Amministrazione. E la liberazione del dibattito dalle alchimie di palazzo intorno a poltrone e potere.

Analiticamente, come si prospetta la situazione?


Rispondono i fatti. Nel 2004 la candidatura Zanonato anticipava lo schema vincente dell’Unione di Prodi: dall’Udeur a Rifondazione. Poi però quella maggioranza non ha retto. E’ diventata una “cosa” diversa. Magari qualcuno si offende, tuttavia assomiglia molto al pentapartito democratico. Non so se durerà fino al 2009. E’ sicuro che il Dna politico si è già imbastardito oltre misura.

E dunque chi fa sentire la propria voce disturba il manovratore e gioca a favore del centro destra?


Un vecchio adagio. Un disco rotto. Il diritto al dissenso come l’esercizio della critica hanno piena legittimità, fuori e dentro l’Amministrazione comunale. Sono sicuro che nessuno sollecita la giunta Zanonato, programma elettorale alla mano, perché rimpiange il recente passato. Se mai, è proprio questo il vero punto: perché è stata tradita la fiducia di una parte non trascurabile dei padovani che hanno partecipato attivamente al successo del centro sinistra?

Da giornalista, dove scorgi il “tradimento” amministrativo?


Quando Riccoboni evidenzia la continuità sostanziale del suo predecessore e successore. O nelle terrificanti parole in libertà, al bar con un altro ex assessore, di chi presiede la Commissione urbanistica. Nel ruolo di primo piano, manifestamente imbarazzante, di chi rappresenta il “partito del mattone” dalle betoniere fino ai rogiti. Basta e avanza, no?

Qual è l’alternativa possibile?


Rimpiango la Dc, pensa un po’… Padova sta declinando verso la deriva di centro commerciale periferico, di produzione sterile, di rendita catastale, di industria del…nulla. Nemmeno l’Università dà più segnali di coraggio nell’immaginare la città metropolitana d’impronta europea. Ecco, vogliamo serenamente ammettere che nessuno pensa alla Padova del 2020? Forse, si salverà l’eccellenza sanitaria. Ma tutto il resto è davvero pura “manutenzione” del tramonto. Macelleria che va tanto di moda nelle istituzioni.

Tornando ai “temi perduti”, la tua conclusione?


Insistere sulle idee, pensare e ripensare l’impossibile come ammoniva quel cattivo maestro di Max Weber. I politici di professione faranno i loro conti nelle urne, dove ognuno resta libero di concedere o ritirare la delega.

*Giornalista

lunedì 18 giugno 2007

C. Bernini: Risposta al Sindaco

Sindaco Zanonato, sul tema della Partecipazione concordo con lei che il potere
decisionale spetta alle assemblee elettive, ma non si può affermare che
– attualmente - il percorso sia stato completato.
Lei è contrario alla partecipazione intesa come “aggregazione di NO”, ma è
proprio qui il punto: perché tanta gente dice NO? Risposta: perché non c’è
stata “Partecipazione” (Attiva, non passiva = concertazione su progetti già
definiti).
Il punto è che si ha la sensazione che per le amministrazioni pubbliche
la “Partecipazione” venga ancora intesa come un “appesantimento procedurale”,
da evitare se possibile, motivato con la necessità di “rispondere alle richieste
dei cittadini ottimizzando i tempi”.
Ma la Partecipazione è prima di tutto uno strumento per perseguire il bene
comune, inteso quale “coesione sociale”, senso di appartenenza alla comunità
locale.
In tal senso, in tema di Pianificazione territoriale, significa tendere
all’estensione/assunzione dell’”urbanistica partecipata” come prassi di
“governance” delle trasformazioni urbane. Un esempio: sarebbe opportuno
inserirla nell’iter di redazione dei Piani Urbanistici Attuativi (riconfermati
dalla nuova legge regionale urbanistica) e che riguarderanno anche gli ambiti
destinati a perequazione dalla “Variante ai Servizi”, sia per quelli di
iniziativa pubblica che privata.
Tornando a quanto scrive, è vero che su tanti temi Lei ha incontrato più volte
i cittadini nelle assemblee di quartiere, ma sull’Urbanistica sono palesi i
limiti ancora insiti nel “parere non vincolante del quartiere” su progetti già
definiti a livello centrale (per es. su aree a centro civico…).
Meglio sarebbe “sentire il quartiere” (i cittadini), durante la fase di
redazione dei progetti. (proposta peraltro espressa da un relatore – Dirigente
Urbanistica Provincia di Reggio Emilia - al recente convegno del Comune di
Padova sulla Perequazione).
Ciò produrrebbe gli effetti sociali positivi sopracitati, riducendo
sostanzialmente/eliminando il rischio di scontro che attualmente si può
verificare.
In ultimo, Lei chiedeva se esistono in Italia esempi di “partecipazione
alternativa alla rappresentanza eletta”. Ritengo sviante l’idea di una
partecipazione “di maggioranza” o di “minoranza” (riferendosi al campo
politico); basta prendere coscienza che in Italia la Partecipazione “è ancora
gli albori”. Guardiamo oltre confine, oltre continente; per es. negli USA l’
Urbanistica partecipata è una realtà da diversi decenni, estesa al grande
pubblico anche grazie all’ausilio della telematica.

Bernini Cosetta
(componente Parco Guizza e Salvaguardia del Verde)

L. Calimani: Risposta al Sindaco

Carissimi, tornando a Padova ho letto la risposta di Zanonato titolata “Dire solo no, non aiuta”, in risposta all’appello dei "100".
Allora ho pensato che forse non ha capito bene (lui, oppure io), perché la richiesta è di fare di più, non di meno. I "100" non chiedono di “non fare”, ma di “fare”. Chiedono più efficienza nei settori che migliorano la qualità della città.
Cose positive sono state fatte, ma a metà percorso, e anche il sindaco lo riconosce, è giusto decidere su cosa puntare energicamente e prioritariamente. E ognuno deve dare il suo contributo. Poi spetta all’organo elettivo e a quello esecutivo decidere e fare.
Partire da cose realistiche e logiche come l’attuazione del PRG per le parti relative agli spazi pubblici (verde, parcheggi alberati, piazze..) che sono da anni sulla carta, significa rispettare le regole della pianificazione e assicurare il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini. Certo, per motivi finanziari, non tutti gli standard pregressi potranno essere realizzati, ma possono essere decise alcune grandi operazioni di riqualificazione urbana sulle quali giocare il futuro urbanistico della città e dei quartieri, come l’area di “ San Carlo”. Non per costruire metri cubi, ma per realizzare spazi pubblici attrezzati, anche investendo risorse finanziarie pubbliche che a questo debbono servire. Una parte dei 7 milioni e 900.000 € degli oneri di urbanizzazione versati nel 2006, possono avere questa destinazione.
E’ un obbiettivo che vorrei veder perseguire in questa città.

Luisa Calimani - urbanista

domenica 17 giugno 2007

G. Zielo: Risposta al Sindaco

adova,14/06/07

Padova,14/06/07

Abbiamo letto con molto interesse sul blog ed Ecopolis l’appello dei firmatari intitolato “Temi perduti” e ci riserviamo di far seguire quanto prima un nostro intervento sul tema. Comunque a caldo dobbiamo esprimere le molte nostre perplessità, più che sull’attuale operato di Zanonato&C., sulla possibilità che l’attuale Giunta possa cambiare rotta.

Il vero problema riguarda proprio la capacità degli attuali amministratori, anche con tutta la loro buona volontà, di esprimere una politica adeguata per la città.

Per farlo, ci vuole una cultura e una professionalità che gli attuali amministratori, a nostro avviso, sembrano non dimostrare. Vorremo sbagliare ma molte sono state le occasioni e le verifiche: il tram, le lucciole, l’affare Covi, Via Anelli, lo spritz, le scelte urbanistiche, i privilegi e gli sprechi,l’inquinamento (gravissimo) e, soprattutto, i rapporti con la gente.

Qui al Portello, vedi spritz e contratto di quartiere in particolare, raramente ci hanno ascoltato e mai fatto proprie le nostre proposte. Quando difetta poi la cultura, ogni decisione o progetto rischia di nascere male .Soprattutto impera un provincialismo, esteso a quasi tutta la classe politica padovana.

Padova merita una dirigenza diversa, all’altezza della situazione. Una dirigenza che coinvolga le tante piccole e grandi realtà padovane: l’Università e gli studenti, le imprese, le associazioni, i commercianti e gli artigiani, le banche, gli extracomunitari, gli intellettuali, i cittadini qualsiasi.

In extremis, anche perché non esistono alternative, vorremmo, unendoci ai firmatari dell’appello, invitare il Sindaco a cui ci lega una reciproca (?) simpatia umana a cambiare la squadra politica, consultando veramente i padovani, specialmente quelli che hanno a cuore le sorti della città.

E’ possibile quanto proponiamo? Si potrebbe cominciare dalle Commissioni Comunali che, anziché essere formate da esponenti politici scelti con il manuale Cencelli, potrebbero includere le persone più valide della società reale.

Certo, a conferma del nostro sconcerto e del nostro pessimismo,la dice lunga la pochezza morale e culturale dei protagonisti, l’insulto da parte del Sindaco rivolto ai rappresentanti del PRC, alleati di governo, definiti “scarti della storia”.

A parte il fatto che l’epiteto potrebbe prestarsi ad una reciprocità storica, è incredibile la passività dei destinatari, muti e tetragoni.

C’è un futuro per Padova con questi personaggi?


Cordialmente, il Direttore

Giuseppe Zielo

Libreria IL Libraccio S.a.S. Padova,14/06/07 - Centro Studi e Documentazione Portello

dova,14/06/07


Padova,14/06/07

sabato 16 giugno 2007

M. Angelini: Dell'appello è meglio discutere, senza pontificare

Ho letto naturalmente la risposta di Flavio Zanonato all' appello che ho sottoscritto( e dopo la risposta di Flavio sono ancora più convinto della mia firma). Flavio non entra nel merito delle osservazioni critiche, piuttosto accusa un pò genericamente i firmatari di essere poco realisti e quindi poco responsabili.Vorrei che Flavio mi spiegasse se è stato responsabile insistere a tutti i costi sulla cementificazione di San Carlo, salvo poi dover fare marcia indietro di fronte al risultato referendario dell'Arcella:un buon amministratore ha o no il dovere di fare autocritica su questo?
Ancora,altro esempio di responsabilità e di coerenza, Flavio sa benissimo che durante la campagna elettorale per la sua elezione a Sindaco ha sostenuto che avrebbe impedito una ulteriore cementificazione in Via Canestrini, a due passi dal Parco Iris:basta passare per di là e vedere che cosa sta crescendo,nonostante l'opposizione aperta di centinaia di cittadini di quella zona e di tutta l' area metropolitana di Padova perchè il Parco Iris non è un giardinetto di quartiere. In questo secondo caso siamo purtroppo di fronte ad una scelta urbanistica pesante che smentisce completamente l'impegno assunto con i cittadini.
E' responsabile comportarsi così? Dopo di che sostengo con convinzione tante cose positive che la Giunta Zanonato ha fatto,in primis la politica sociale,la battaglia antirazzista,le scelte attente e innovative in campo scolastico ed educativo ecc.ecc. Ma le scelte urbanistiche,quanto verde,quanto traffico,quante case,quanta rendita per i proprietari, sono assolutamente decisive e le due che ho citato mi trovano completamente contrario.Naturalmente la Destra è infinitamente peggio,ma il CentroSinistra non vince se una parte importante e credo intellettualmente non banale del suo elettorato vive le sensazioni di delusione e di preoccupazione che l' appello ha chiaramentre denunciato.

Maurizio Angelini, Consigliere Comunale di Cadoneghe.

venerdì 15 giugno 2007

S. Lironi: Segnali di attenzione o sindrome da fortezza assediata?

egnali di attenzione o sindrome da fortezza assediata

Come interpretare la reazione del sindaco Zanonato all’appello “Cento firme per ritrovare i temi perduti” del programma elettorale del centro-sinistra? Nel suo intervento sulla stampa, da un lato Zanonato afferma di cogliere nell’appello “un’occasione utile per fare il punto, dopo tre anni di governo cittadino, e per aprire un confronto sul futuro”. E’ un riconoscimento positivo di quanto i firmatari esplicitamente si sono proposti che sembra aprire le porte ad un dialogo con il mondo dell’associazionismo culturale ed ambientale: un dialogo che troppo spesso in questi anni sembrava essersi deteriorato se non talvolta del tutto interrotto. Poi però, molto sbrigativamente, Zanonato tende a liquidare le argomentazioni del documento quale espressione di comitati e minoranze in grado di aggregarsi solo in un “fronte del No” o di saper vedere – giudicando l’azione dell’Amministrazione – solo il bicchiere mezzo vuoto, senza fare i conti con la carenza di risorse a disposizione degli enti locali. Per tale ragione la risposta del sindaco sembra doversi esaurire – come già avveniva con la precedente Amministrazione – nell’elenco dei molti impegni e delle molte cose fatte o avviate, a testimonianza del fatto che il bicchiere è in realtà mezzo pieno e non mezzo vuoto, e nell’elencazione – a giustificazione delle cose non fatte – degli ostacoli incontrati che ne hanno rallentato l’opera.

In verità non era questo che si chiedeva nell’appello. La questione centrale su cui riteniamo necessario avviare una verifica critica ed un serio confronto è piuttosto quella relativa agli indirizzi strategici di fondo, alla direzione di marcia verso cui si sta andando nonché quella di una valutazione realistica dell’efficacia delle azioni sin qui intraprese ai fini del raggiungimento di detti obiettivi. L’interrogativo che poniamo non riguarda tanto il grado di efficienza o inefficienza nell’azione quotidiana di governo della città, quanto piuttosto se ciò che si sta facendo risponde effettivamente alle indicazioni espresse dal programma con cui questa amministrazione ha conseguito la maggioranza dei consensi nella scorsa tornata elettorale: un programma che, in molti punti, si proponeva di imprimere una svolta radicale rispetto alle esperienze del passato. Se la direzione è cambiata, se in corso lavori si sono definite strategie diverse o talvolta opposte rispetto a quelle del programma, come riteniamo sia avvenuto – per molti aspetti – nel caso delle politiche urbanistiche, non c’è poi da meravigliarsi se si manifestano azioni anche dure di resistenza da parte di cittadini ed elettori dello stesso centrosinistra che si sentono ingannati nelle proprie aspettative e che vivono la propria resistenza non come difesa del proprio orticello, bensì come affermazione di diversi valori e come progetto di una diversa concezione dello sviluppo urbano.

Non ho certo intenzione di ripercorrere le molte specifiche argomentazioni proposte dall’appello dei cento firmatari. Può essere però utile, a titolo esemplificativo di questo diverso modo di affrontare il dibattito sul bilancio dell’azione amministrativa degli ultimi tre anni e sull’opportunità di una correzione di rotta quantomeno in alcuni settori d’intervento, richiamare uno dei principali “temi perduti” del programma del Sindaco: quello della città metropolitana. Nelle premesse del programma era chiaramente espressa l’esigenza di “pensare in grande”, di “ritornare a sognare” una città capace di futuro e punto di riferimento in Europa. Si affermava che “non ci sarà rilancio di Padova, se tutti i cittadini non saranno ammessi a partecipare alla vita civile della città”, denunciando nel contempo la pratica di governo del centrodestra caratterizzato – si diceva – da “arbitrarietà parziale nelle decisioni, appannaggio esclusivo del Sindaco e della Giunta”. A sostegno di questo ambizioso progetto di rilancio del ruolo europeo della città nella cultura, nell’economia, nell’innovazione e nell’arte, vi doveva essere la sottoscrizione di un nuovo “patto” tra la città capoluogo ed i comuni della cintura per la formazione di una “Grande Padova metropolitana”. Una città di 400.000 abitanti, fondata sul decentramento partecipativo (Quartieri come nuovi Municipi), su di un organico piano di riequilibrio dei servizi sociali di base, di diffusione della qualità urbana, sul rispetto delle grandi aree verde e delle emergenze naturalistiche e quindi su di “uno sviluppo più equilibrato sotto il profilo ambientale”: è infatti questa – per riconoscimento unanime – la dimensione in cui si può effettivamente immaginare di poter governare i processi di trasformazione e riqualificazione urbana, economica ed ambientale del nostro territorio (rete ecologica, risparmio energetico ed energie alternative, salvaguardia idraulica, agricoltura, insediamenti produttivi, residenziali e commerciali, trasporti, servizi territoriali e di base,…).

La nuova legge urbanistica regionale del 2004, con l’introduzione del PATI – Piano di Assetto Territoriale Intercomunale, ha fornito ai comuni un concreto strumento operativo per trasformare questo progetto in un processo reale (contribuendo forse anche a ridurre quelli che oggi vengono definiti gli eccessivi “costi della politica”). Gli studi per il PATI sono stati avviati, ma gli anni passano e del disegno strategico a livello intercomunale non vi è ancora traccia: nel frattempo – essendo stato stralciato dai tematismi del PATI quello dell’edilizia residenziale – ogni comune si è garantita la possibilità di continuare a sovradimensionare l’espansione delle proprie aree edificabili senza alcuna relazione con quanto avviene nei territori limitrofi e sulla base di risibili stime del fabbisogno abitativo. Ma soprattutto su questo tema, essenziale per la formazione di una nuova possibile identità urbana, non si attivato alcun reale processo partecipativo. Quantomeno per il PAT, relativo ai soli confini amministrativi del Comune di Padova, si è effettuata nei quartieri e nell’ambito di Agenda 21 – sia pure su temi circoscritti e con scarso potere deliberativo – un apprezzabile lavoro di informazione e di consultazione dei cittadini e delle associazioni. Per il PATI, sino ad oggi, tutto è invece stato rigidamente delegato ad assessori e tecnici del settore ed è persino difficile avere trasparente documentazione di quanto sin qui elaborato. Certo non è facile coordinare e far convergere le esigenze di 16 amministrazioni comunali, ma è proprio su questo terreno che il dibattito pubblico e la partecipazione – se intesa come processo di crescita politica e responsabilizzazione della comunità nel suo insieme – possono divenire il fattore determinante, possono fornire la forza d’urto per superare i particolarismi e la logica dei veti incrociati. Solo attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei cittadini è possibile costruire un’idea condivisa di quali dovranno essere le caratteristiche del nuovo organismo metropolitano, delle priorità d’intervento e d’investimento, valutando costi e benefici delle diverse opzioni e facendo prevalere l’interesse comune su quelli localistici.


Sergio Lironi – Presidente Legambiente Padova

egnali di attenzione o sindrome da fortezza assediata

giovedì 14 giugno 2007

S. Cogo e D. Olivieri: E' ora di rilanciare il programma

Non rinunceremo ad incalzare democraticamente il nostro sindaco e la nostra giunta sui temi della nostra città. Vogliamo discutere del bene comune che è la nostra città nonostante alle nostre sollecitazioni rispondano risentiti perchè non evidenziamo anche le cose fin qui realizzate da questa nostra Amministrazione.Per questo nostro sindaco in molti ci siamo mobilitati in campagna elettorale con entusiasmo e convinzione. Volevamo farlo diventare sindaco perchè relizasse il programma elettorale che condividavamo in tutte le sue parti. Sindaco lo è diventato, parte del programma è stato realizzato. Parte non è stato rispettato. Adesso è ora di rilanciare quel programma nei punti ancora da realizzare per radrizzare, per quanto possibile, quelle parti dove non lo si è rispettato.
Vogliamo solo discuterne con Voi, "perchè vi amo".Tutto qua.

Silvano Cogo.Daniele Olivieri. ACS-Zattera urbana

G. Beltrame: Non negare le ragioni dei 100

Mi dispiace molto delle reazioni, apparse oggi (ieri per chi legge n.d.m.) sulla stampa, dell’assessore Francesco Bicciato e del Sindaco Zanonato alla lettera sottoscritta da oltre 100 persone che rappresentano una parte importante di quel popolo che ci ha eletto; anzi, con molte/i di loro abbiamo costruito il programma con cui ci siamo presentati alla città.

Non possiamo trattarli da ingenerosi e miopi, come fa Francesco Bicciato o da “disturbatori del manovratore” come fa Zanonato, o addirittura da “persone che non hanno capito cosa firmavano”, come fa Marina Bastianello.

La fatica dell’amministrare la cosa pubblica richiede la capacità di ascoltare e di valorizzare ciò che ci viene detto, a maggior ragione quando proviene da chi ci è politicamente vicino. Quando si parla tra persone che condividono (voglio pensare che sia ancora così) un’area ideale non penso sia necessario premettere l’elencazione degli elogi e poi affrontare i problemi: si va dritto alla questione.

La giusta valorizzazione di ciò che si fatto, lo svuotamento del ghetto di via Anelli viene più volte citato, trova ancor più valore all’interno di un quadro coerente di azione politica ed amministrativa; rischia invece di non trovare rilevanza se le azioni, e i messaggi che ne conseguono, sono contraddittori (ad es. l’adozione di un’ottica securitaria che asseconda l’idea di Padova città insicura e pericolosa tanto cara alla destra, ma non così drammatica nella esperienza reale di ciascuno di noi). Ancora, il rilievo che meritano eventi importanti come quelli legati alla cultura scientifica, viene mortificato se non è accompagnato da una coerente azione di “sedimentazione” nelle scelte di politica culturale. E’ necessario scegliere una strategia e perseguirla, valorizzando le risorse culturali, per nostra fortuna ricche, che la città ci offre.

Francesco Bicciato ha dimostrato in molte occasioni la capacità di promuovere partecipazione vera, penso, solo per fare un esempio tra i tanti possibili, al regolamento antenne, ma tocca con mano anche lui ogni giorno la difficoltà di una diversa politica della mobilità che andrebbe direttamente a influire sulla qualità ambientale, perchè altri hanno visioni diverse della città, sia dal punto di vista urbanistico che sociale, e lontane da quanto stabilito nel programma elettorale.

Padova è una città complessa e, come il resto del Paese, sta vivendo una fase di trasformazione economica e sociale difficile, ma che può rivelarsi ricca di potenzialità positive se si ha il coraggio delle scelte capaci di invertire la tendenza sempre più forte al distacco/disprezzo nei confronti della politica, che avverto come uno dei pericoli più inquietanti per la democrazia.

La forza che dobbiamo valorizzare è proprio la capacità di affrontare i problemi, scegliendo senza esitazioni la strada del confronto: aprire con coraggio il confronto, recuperando il ritardo sulla partecipazione (chiarendo una volta per tutte che questo termine non significa informazione ai cittadini o documentazione sulle loro opinioni, ma processo, anche conflittuale, di costruzione condivisa delle scelte) penso sia la strada maestra per portare a termine con successo questi 5 anni di amministrazione e preparare il terreno per una nuova vittoria.

Giuliana Beltrame
Consigliera Comunale

mercoledì 13 giugno 2007

Risposta del Sindaco

NON ASCOLTARE NON AIUTA IL CENTRO SINISTRA
Risposta di Lucio Passi * all’intervento del Sindaco

Sono uno dei cento che ha promosso la lettera aperta sui “temi perduti del programma del Sindaco” Ho letto la risposta di Zanonato dal titolo “Dire solo no non aiuta il centro sinistra”. Chissà perché non mi suona nuovo: tutte le volte che si espone una critica si è arruolati d’autorità al partito dei No, del non fare…
Venendo a quanto scrive il Sindaco: francamente mi sembra che risponda ad un altro appello, non certo al nostro.
Quando ad esempio “ci risponde” sul tema della partecipazione discetta su tutt’altre cose e non risponde alla semplice domanda che gli avevamo posto, ovvero: perché in questi tre anni non sono stati realizzati gli strumenti partecipazione indicati nel suo programma elettorale? Li si legge chiaramente nel programma amministrativo del Sindaco, approvato dal Consiglio Comunale del 7 luglio 2004. In esso, alle pagine 31, 32,e 33 sono descritti gli strumenti partecipativi che l’amministrazione avrebbe dovuto mettere in campo. Il Comune ad esempio avrebbe dovuto organizzare Forum dei cittadini che (testuale) in modo permanente e organizzato provvederà a migliorare la comunicazione e la reciproca informazione fra popolazione e amministrazione in ordine a fatti, problemi e iniziative che investano gli interessi collettivi. Il Forum potrà essere organizzato: per materia; per territorio per aggregazione di interessi.
O ancora il Comune avrebbe dovuto realizzare il Bilancio partecipativo comunale e di quartiere con l’obiettivo del (testuale) il concreto coinvolgimento della cittadinanza nella gestione delle risorse pubbliche partendo dalle necessità vere della persona. Si realizzerà attraverso assemblee aperte governate da un apposito regolamento.
Si tratta di strumenti che tendevano a fare della partecipazione qualcosa di più del semplice ascolto dei cittadini, fornendo percorsi normati e strutturati che permettano ai cittadini di intervenire sulla formazione dei processi politici e decisionali e di trasformarli. Partecipazione, quindi, è anche, in parte, cessione di potere dagli amministratori agli amministrati, all’interno di processi di confronto ben definiti ed organizzati
Tutte cose che nono sono state realizzate. Ora il rischio è che dell’insieme dei progetti sulla partecipazione contenuti nel programma del Sindaco si perda anche la memoria… Al contrario il Centro Sinistra, se non vuole perdere definitivamente credibilità nei confronti dei tanti elettori che proprio su questo tema l’hanno votato, dovrebbe rilanciare alla grande tutti gli strumenti partecipativi promessi.
Quanto al resto della lettera Zanonato risponde elencando i molti meriti, anche da noi riconosciuti all’amministrazione, ma non risponde alle domande di fondo poste dai 100: ad esempio perché urbanistica e mobilità, siano state, nella prassi realizzate in modo tanto diverso da come erano state descritte nel suo programma.
Come del resto le prime risposte all’appello, di Luisa Caimani, Gianno Tamino, Gianni Ballestrin, Fabrizio Caberlon pubblicate sul blog temiperduti.org (e riportate qui sotto) chiariscono bene.
* Coordinatore Legambiente Padova

DIRE SOLO DI NO NON AIUTA IL CENTROSINISTRA
di Flavio Zanonato *

Le elezioni amministrative in Italia e le stesse elezioni francesi, con la vittoria di Sarkozy, hanno posto drammaticamente il tema della capacità della sinistra di dare risposte convincenti ai problemi che vive la gente comune (e soprattutto chi appartiene ai ceti popolari), sulla base dei quali orienta il proprio consenso elettorale Non voglio prenderla alla larga, ma ho la netta impressione che i firmatari del documento pubblicato ieri (persone che a vario titolo appartengono ad associazioni di sinistra) siano assai lontani dal porsi la questione. Si limitano ad affermare le proprie convinzioni e a dichiararle giuste, come se questa fosse condizione sufficiente per avere ragione e per conquistare il consenso. Questa discussione è comunque un’occasione utile per fare il punto, dopo tre anni di governo cittadino e per aprire un confronto sul futuro. Partiamo dalla partecipazione e dalle sue diverse declinazioni. C’è chi la intende come una procedura per assumere le decisioni, sostitutiva e alternativa alle assemblee elettive. Le minoranze si organizzano su determinati interessi e provano a decidere al posto del Consiglio comunale o di quartiere. Non condivido questo tipo di «partecipazione» che alla verifica concreta riesce solo ad aggregare dei No. E’ sotto gli occhi di tutti che mettere insieme il «No Tav» con il «No Dal Molin» e ancora con il «No Mose» non ha come effetto una linea politica in grado di affrontare i problemi della gente, ma dà l’idea di una politica paralizzata e inefficace. L’esempio più drammatico di una sconvolgente somma di No che ha prodotto una forte ripulsa nei confronti del centrosinistra è la vicenda della Campania dove, nonostante un territorio di 13.600 chilometri quadrati, non è stato trovato un posto per smaltire i rifiuti. La partecipazione che invece condivido e sulla quale mi sono impegnato prevede: informazione, coinvolgimento, discussione, ascolto, confronto con tutti i cittadini interessati ad un problema fino ad una decisione assunta da chi ha il diritto e il dovere di farlo. Potrei ora elencare l’enorme quantità di incontri e di riunioni a cui ho partecipato, o a cui hanno partecipato gli assessori, su tutti i temi della vita cittadina, e come una costanza di ascolto abbia consentito di adeguare le iniziative dell’amministrazione ai bisogni espressi dai nostri cittadini. Noi ci siamo assunti l’onere della decisione, perché la partecipazione non è un concetto astratto, una bella parola senza conseguenze, e molte delle cose decise, se non fossero state accompagnate da un’opera di convinzione e di dialogo, non sarebbero state realizzate, un esempio: quando abbiamo spostato gli abitanti di via Anelli in altri quartieri abbiamo ascoltato i cittadini, spesso preoccupati e poco favorevoli, ma abbiamo anche deciso. Mi piacerebbe comunque sapere dai sostenitori della «partecipazione alternativa alla rappresentanza eletta» se esiste un esempio in Italia al quale fare riferimento, una città (Roma? Venezia? Bologna? Napoli?) dove poter vedere in funzione il metodo che viene richiesto all’amministrazione padovana. Mi piacerebbe poi capire come si applica la partecipazione quando occorre decidere dove collocare una moschea, le case per i cittadini immigrati (ne arriveranno altri 10.000 nei prossimi sei anni) o un campo per i nomadi. Sugli altri temi rispondo in modo sintetico, anche perché molte delle azioni messe in campo dall’amministrazione sono evidenziate nello stesso documento: le zone a traffico limitato, le piste ciclabili, il risparmio energetico, l’utilizzo del biodiesel negli autobus, la conversione a metano degli impianti di riscaldamento degli edifici pubblici e molto altro ancora. Certo, i sottoscrittori vedono il bicchiere mezzo vuoto e non fanno i conti con la carenza di risorse a disposizione degli enti locali, ma ciò non toglie che la mole dei provvedimenti assunti in tre anni sia davvero notevole. Padova è la prima città in Italia per la quantità di rifiuti che rientrano nel ciclo della raccolta differenziata; il nostro piano di risparmio energetico è considerato il migliore del Paese e ai massimi livelli nell’Unione europea; ci stiamo impegnando fino allo spasimo per far funzionare il metrotram, un mezzo che non abbiamo scelto noi e che, essendo sperimentale, presenta non pochi problemi; la variante al Prg non solo ha diminuito di un milione di metri cubi quanto previsto dalla giunta Destro, ma ha sancito uno degli indici di edificabilità più basso d’Italia. Possiamo fare di più e meglio su questi temi? Sicuramente sì, e ascolteremo le opinioni di tutti per aumentare il nostro impegno a favore della qualità della vita dei padovani. Con la consapevolezza, però, che anche altri temi stanno molto a cuore ai padovani. Mi riferisco alla sicurezza, al decoro urbano, al livello dei servizi sociali e all’efficacia delle risposte che riusciamo a fornire in campo economico e infrastrutturale. Un cittadino ha il diritto di vivere in tranquillità e serenità nel proprio quartiere, deve poter uscire di casa senza essere minacciato nella sua incolumità fisica e senza dover temere per i propri beni. Da queste necessità, dalle richieste che, ogni giorno, ci provengono dalla nostra comunità (a proposito di partecipazione!) nascono i provvedimenti su via Anelli, sulla prostituzione, sulla telesorveglianza e sulla presenza in centro e nelle periferie della Polizia municipale. Tutti provvedimenti che non sono stati mai disgiunti da iniziative di solidarietà e di cura del disagio (300 le prostitute inserite in percorsi sociali negli ultimi anni, oltre 200 le famiglie residenti in via Anelli che oggi vivono in una casa dignitosa, dopo che per anni sono state in autentici tuguri). Del resto Padova è una delle città italiane che investe più risorse nel sociale: 175 euro per abitante, contro una media provinciale di 50 euro. Stesso discorso vale per la questione infrastrutturale, fondamentale per un tessuto produttivo di primo livello come quello padovano. Lo sviluppo economico è un’assoluta priorità per la nostra città e non possiamo non dare risposte concrete alle aziende, agli esercizi commerciali, che ci chiedono un sistema viario moderno ed efficace per consentire in tempi ragionevoli il movimento di persone e merci. Così come non possiamo ignorare le piccole imprese, gli artigiani, i commercianti che si sentono oberati da un fisco troppo severo con chi lavora e troppo indulgente con chi specula. Su questi temi mi piacerebbe che tutta l’Unione si misurasse, così come mi piacerebbe che anche chi, dal mondo associativo, giudica l’operato dei politici, si misurasse qualche volta con il consenso elettorale che è il principale metro per misurare la democrazia. Tira una brutta aria per la politica e per il centrosinistra, soprattutto dalle nostre parti. Finché potrò, mi batterò per creare le condizioni affinché la mia parte politica possa competere e vincere, senza rassegnarsi a diventare minoranza ininfluente e marginale nelle nostre comunità. Mi auguro che anche altri vogliano misurarsi con questi problemi e rispondere alle preoccupazioni della nostra gente.* Sindaco di Padova