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sabato 30 giugno 2007

R. Marinello: Sulla salute

Di recente le due iniziative “Temi Perduti” e “Diritti Sicuri” hanno animato il dibattito e stimolato la volontà di molti di non appiattirsi sul “pensiero unico”: sicurezza, legalità, decoro, imposto dall’attuale amministrazione.
Vorrei introdurre nel dibattito in corso un tema ed un sicuro diritto dimenticato che mi sta particolarmente a cuore, che è quello della salute. E per farlo vorrei toccare alcuni temi che mi portano a pensare che la salute (ovviamente intesa come stato di benessere e non solo come assenza di malattia) sia dimenticata e sacrificata a ben altri interessi.

-Inquinamento: Padova è da tempo ormai nell’alta classifica tra le città più inquinate d’Italia e questo nonostante alcuni lodevoli interventi “strutturali” dell’assessore all’ambiente, che comunque dà sempre l’impressione di dover giocare di rimessa rispetto ad esempio alle scelte urbanistiche o di mobilità, che sembrano imposte da poteri forti anche all’interno della giunta. Che dire ad esempio dell’idea (lodevole ovviamente) di costruire secondo la bio edilizia le case nel parco del Basso Isonzo, che però hanno il difetto di stare dove non dovrebbero esserci ? Del resto è evidentemente difficile ridurre l’inquinamento ed il traffico veicolare quando si continuano a progettare parcheggi all’interno del centro e si costruiscono strade che attraggono traffico verso il centro, invece di allontanarlo, si cementificano aree primitivamente destinate a verde pubblico, si autorizzano continui abbattimenti di alberi anche centenari. I medici ed i pediatri, gli specialisti di pneumologia e non solo lanciano ormai da tempo l’allarme per la salute soprattutto di anziani e bambini e per questi ultimi c’è anche la seria preoccupazione di danni non solo immediati, ma soprattutto a distanza. Eppure tutto viene immolato sull’altare delle scelte urbanistiche che sono prioritarie su tutto (con buona pace di Jacopo Fò).

-Problematiche legate all’abuso di sostanze, alla prostituzione e alla marginalità: in questo campo la inutile politica repressiva e securitaria la fa da padrona. I giovani abusano in modo preoccupante e crescente di alcolici: si proibisce il rito dello spritz; il problema della tossicodipendenza si diffonde a macchia d’olio in quasi tutte le fasce della popolazione e sempre nuove droghe emergono: soluzione, si costruisce un muro antispaccio. La prostituzione nasconde spesso sfruttamento anche di minori: allora si multano i clienti e le prostitute stesse.
-Il problema della popolazione non protetta ed emarginata, senza permesso di soggiorno si acuisce in città. Facciamo qualche intervento antiacattonaggio, contro la sosta dei Rom, contro la vendita ambulante in modo che se ne stiano fuori dal salotto buono e si tolgano dalla vista delle gente per bene e benpensante. Gli interventi per la riduzione del danno, per la corretta informazione e formazione invece, sono solo sporadici e mai strutturati, organici, coordinati e quindi efficaci. Avete mai visto un unità di strada attorno a via Anelli per l’intervento sui tossicodipendenti?
-OGM: Padova non è mai riuscita a (o meglio non ha mai voluto) dotarsi di un regolamento contro gli OGM, nonostante i ripetuti interventi ed appelli di organizzazione ed associazioni ambientaliste e di medici, le migliaia di firme raccolte a sostegno di mozioni.

E per finire una domanda : il progetto “Città Sane” dove è scomparso ? Già ridotto ad un mero esercizio di numeri e statistiche dall’assessore Scortegagna è stato poi assunto dal Sindaco ed è scomparso del tutto, salvo riemergere recentemente come mezzo di scambio politico per accontentare qualcuno con un posticino. Peccato, perché se ben utilizzato e guidato sarebbe un utilissimo strumento per intervenire in modo efficace e coordinato sulle politiche per la salute in città.

Roberto Marinello pediatra

venerdì 29 giugno 2007

G. Sacchetto: Intervento nel dibattito

Mi chiamo Giorgio Sacchetto , sono un insegnante di scuola superiore di
Padova, risiedo in zona Arcella e sono il segretario del circolo di
Rifondazione Comunista dell'Arcella, pertanto ho sostenuto la campagna
elettorale e sottoscritto il programma del centro sinistra, con molta
convinzione, poichè speravo che una vittoria del nostro schieramento
avrebbe aperto una nuova stagione.
Più partecipazione diretta dei cittadini, meno cementificazione ed uno
sviluppo del traffico e della mobilità meno inquinante. All'Arcella
abbiamo vissuto l'esperienza del referendum sulle torri di Piazza
Azzurri d'Italia, dove il centrosinistra (Margherita-DS-SDI) ha
sostenuto un brutto progetto di cementificazione, mentre Rifondazione,
Verdi,Legambiente, la CGIL, la sinistra DS si sono battuti per una
riqualificazione aperta e partecipata di quell'area ed hanno vinto,
naturalmente il centrodestra si schierato sulle nostre posizioni, ma
evidentemente in modo strumentale. Ora questa lezione , purtroppo non è
servita, poichè nel consiglio di quartiere sono stati più volte
presentati altri progetti molto brutti di riqualificazione edilizia e di
costruzione di varie strade, a nostro giudizio inutili.Ma, soprattutto,
la partecipazione dei cittadini è stata ricercata male ed in fretta,
certo la colpa non è solo dei consiglieri di quartiere, l'assessorato
alla partecipazione, purtroppo ha funzionato male ed invece che
affidarlo a qualcuno legato alla vita sociale e partecipativa della
città, mi riferisco alle associazioni di volontariato o ecologiste della
città lo si è affidato ad esponente politico,per una sorta di
riequilibrio interno tutto politicista.
Ma devo dire che la politica del consiglio di quartiere è stata
piuttosto piatta e non ha fatto altro che seguire e riportare le scelte
urbanistiche della giunta, che molte volte, o meglio quasi sempre, sono
state di non inversione della tendenza a cementificare ed intasare di
strade, un quartiere l'Arcella ,già molto in difficoltà su questo
aspetto ed ora rischiamo di riconsegnare il quartiere al centro destra.
O si spera di recuperare voti con la politica d'immagine
securitaria? Dimenticando che gli elettori preferiscono l'originale alla
fotocopia, parliamo di più di partecipazione, di meno cementificazione, di meno
traffico privato e più pubblico e d' accoglienza, di meno inquinamento,
parliamo al cuore e alla mente del popolo della sinistra su nostri
temi e non alla pancia e sui temi della destra, cercando di dare a
questi temi una patina più progressista.
Io vorrei avere ancora un sindaco di centro sinistra la prossima volta.

Giorgio Sacchetto

mercoledì 27 giugno 2007

S. Benacchio: A proposito di "temi perduti" ...

Dopo aver letto la stampa locale in questi giorni, mi sono interrogata sulla necessità evidenziata da taluni (Ruzzante, in testa) di dare una "risposta" all'appello sui "temi perduti", attraverso una contrapposta raccolta di firme a sostegno delle "cose fatte" dall'amministrazione comunale, in realtà a sostegno della persona del Sindaco Zanonato.
Ora, se la risposta ad una richiesta di confronto e di partecipazione da parte delle associazioni promotrici è stata questa, significa che qui a Padova siamo arrivati (ahimè) ... alla frutta e che l'amministrazione è piuttosta "sorda" alle istanze di quanti vogliono dare il loro contributo partecipativo al governo della città: non a caso -- da quanto ho letto -- lo stesso Ruzzante avrebbe detto che le associazioni devono solo "collaborare" e Zanonato ha ribadito che le decisioni in ogni caso le assume l'amministrazione.
Dunque la parola d'ordine è ormai quella "allinearsi" e "non rompere le scatole".
Il fiore all'occhiello della campagna elettorale di Zanonato che era la "partecipazione" finalmente si è rivelata per quello che era sin dall'origine: una bella bufala! Tant'è che Zanonato, in questi gg. in cui si discute di assegnare o no la delega alla participazione, ha sostanzialmente detto che la partecipazione non ha senso, anche perchè non sa neppure bene come si deve fare!
Che delusione, che tristezza, vedere i cittadini e le associazioni in cui si riconoscono ridotte ad una massa di "sudditi".
E intanto ... il cemento avanza; si riducono i parchi pubblici;, si sperpera il denaro in un tram che nessuno voleva e che allo stato provoca solo intralci e incidenti; non si mette mano ad un piano del traffico e della vabilità urbana e periurbana; non si incentiva e si migliora il trasporto pubblico; non ci si preoccupa più di tanto dello stato di inquinamento del suolo e dell'aria; MA IN COMPENSO ci si prende per i capelli per le nomine, le poltrone, per le TANTE E TROPPE PAROLE VUOTE SPESE sui giornali.
Un caro saluto

Avv. Silvia Benacchio

A. Micalizzi: Intervento sulla partecipazione

Non voglio certo polemizzare con i firmatari dell'appello… ci mancherebbe altro, vorrei però contribuire alla discussione offrendo il punto di vista di un Presidente di Quartiere che si confronta quotidianamente con il tema, e con la pratica, della partecipazione.

Anzitutto non condivido l’idea che sulla partecipazione non si sia fatto nulla: ci sono diversi provvedimenti e esperienze concrete; si possono mettere in discussione come si può essere d’accordo, ma ci sono. Allora, la prima cosa che vorrei dire è che se l’obbiettivo della critica dei firmatari è quello di “aiutare” e non “demolire” sarebbe stato più utile partire dalle esperienze svolte, cogliendone i limiti e i punti di forza, piuttosto che limitarsi ad un generico “non si è fatto nulla”.

Allora provo io ad iniziare una discussione sul merito, sollevo due temi secondo me importanti, senza la pretesa di esaurire la discussione e vediamo se riusciamo a dare un contributo positivo tutti insieme.

Prima questione: i Quartieri sono il luogo più vicino per la partecipazione dei cittadini. In questi anni ci siamo interrogati su come potenziare il loro ruolo convinti che più che nuovi regolamenti, servissero alle circoscrizioni maggiori risorse: meno pareri da esprimere, più competenze certe e più soldi a disposizione. Ecco che dal primo Bilancio della Giunta Zanonato sono stati spostati dai Settori ai Consigli di Quartiere ben 1 milione di euro per Circoscrizione: una bella boccata d’ossigeno!! Soldi a disposizione per poter finanziare interventi di priorità del Quartiere, senza dover passare per gli uffici centrali. Questo mi pare un punto importante da cui partire e su cui sarebbe interessante sviluppare una discussione su come i Quartieri potrebbero migliorare la loro capacità di orientare investimenti ora che dispongono di maggiori risorse.

Seconda questione: esperienze di percorsi partecipati. Anche qui, proviamo a partire dalle cose fatte e vediamo come migliorare. Nel quartiere dove Amministro io, il 3 Est, abbiamo appena concluso un percorso partecipato per la definizione del Piano di Assetto del Territorio (PAT) alla quale hanno partecipato molti tra rappresentanti di Comitati, Enti, Associazioni ecc… e molti sono i temi e le questioni che sono state raccolte. Ora ci avviamo alla fase in cui i tutti i Quartieri porteranno al Comune le proposte dei cittadini per il PAT: una discussione utile potrebbe essere quella di pensare a come i Quartieri possono incidere di più con le loro proposte. Intanto l’Amministrazione Comunale ha messo a loro disposizione 10.000 euro per ingaggiare dei professionisti che regolassero la partecipazione con i cittadini e traducessero in proposta urbanistica le segnalazioni e i contributi emersi ai tavoli partecipativi. Un’esperienza utile e positiva. Discutiamo allora su quali altri strumenti si possono mettere in campo, ma intanto impariamo ad usare i nuovi.

Ma ancora altre sono le esperienze attiviate. Nel Quartiere 3 Est ad esempio negli scorsi anni si sono svolti tre laboratori di partecipazione: a Mortise, a Camin e al Pescarotto. Cicli di assemblee in cui con i residenti abbiamo individuato alcune priorità e predisposto alcuni progetti: al Pescarotto la tanto citata ZTL notturna e interventi di riqualificazione urbana di una piazza e di due aree verdi, a Camin la realizzazione della pista ciclabile su via Vigonovese, la realizzazione di alcuni parcheggi e nuova viabilità, e a Mortise, la riqualificazione di via Madonna della Salute. Moltissimi sono stati i residenti coinvolti a queste assemblee e oggi alcuni lavori sono già iniziati (vedi la rotonda a Mortise su via Cardan) e gli altri partiranno a breve. Sono tutte opere discusse e progettare con i cittadini, finanziate dal Quartiere e che oggi vengono realizzate. Su questo mi pare utile fare una riflessione su come i Quartieri possano quindi raggiungere buoni risultati di bilancio partecipato su interventi di riqualificazione urbana essendo (con il milione di euro) autosufficienti dal punto di vista delle risorse.

Come non escluderei dal ragionamento alcune altre esperienze concrete messe in campo dal Comune come ad esempio la definizione di un regolamento per l’installazione delle antenne di telefonia mobile messo a punto dall’Ass. Bicciato attraverso un grande lavoro di partecipazione con i comitati e le associazioni, assieme all’esperienza dello “Sportello Antenne” nei quartieri, a disposizione dei cittadini.

Ecco, ho citato alcuni esempi che richiamano però a tanti temi. Spero di aver dato un contributo concreto alla discussione, e vi confesso, mi piacerebbe anche mettere a confronto idee di partecipazione con esperienze dirette e concrete che questa Amministrazione ha realizzato, consapevoli che nessuno di noi ha la verità in tasca e che le cose non sono mai o solo bianche o solo nere: possiamo dire che ci vogliamo impegnare tutti di più su questi temi senza dover negare o disprezzare ciò che ha fatto l’altro. Io sono per confrontarmi e non per i giudizi secchi.


Andrea Micalizzi

Presidente Quartiere 3 Est

martedì 19 giugno 2007

A. Solero: Al pessimismo della ragione oppongo ottimismo

Mi permetto di intervenire nel dibattito in corso, nella speranza che queste mie poche righe vengano lette per quello che sono: le considerazioni di una cittadina che ancora spera di dare un senso alla propria partecipazione. Ormai è d’obbligo tacciare chi osa esprimere un commento, ancorché un dissenso come disfattista o poco realista. Pensate che, nella mia ingenuità, quando ho deciso di firmare la lettera delle “100 firme” l’ho fatto con il proposito preciso di dare un contributo “costruttivo” alla partecipazione politica nella speranza di incoraggiare e di “aumentare il potere contrattuale” degli assessori più propositivi (v. Bicciato, v. Ruffini) affinché avessero più forza per realizzare i loro progetti.
Perché se è vero che per via Anelli, per i laboratori di quartiere per agenda 21 lo sforzo c’è stato, mi permetto di ricordare che per altri aspetti (non li elenco, voglio solo nominare il famigerato progetto di parcheggio sotterraneo nell’ex foro boario con terminal per autobus a ridosso del Santo!) la sensazione è che chi ha tentato di cambiare davvero il corso delle cose e di rispettare il programma elettorale sia stato lasciato solo a gestirsi i problemi, mentre altri brindavano allegramente a nuovi accordi di palazzo e a nuove edificazioni.
La mia è una visione incompleta, parziale, errata? Possibile, ma questa è l’informazione che passa.
Allora si torna sempre a ragionare di partecipazione, e di modi di fare politica: quali sono i luoghi, i tempi, le situazioni, in cui si può veramente dar voce al confronto, alla discussione?
Come si fa a ricordare a coloro che sono stati eletti che è necessario che del proprio operato rispondano ai cittadini e non a sé stessi?
Per quel che mi riguarda, al pessimismo della ragione (e del cosiddetto “realismo” che sembra pervadere tutte le scelte) oso opporre uno straccio di ottimismo; confido ancora che questa lettera sortisca l’effetto sperato: riaprire il dibattito in città sul programma elettorale, interrogarsi sul senso di alcune scelte, rimettere in movimento i canali della comunicazione e della partecipazione responsabile.

Agnese Solero

L. Cabrelle: Urbanistica e partecipazione – I casi di S.Carlo e della palestra alla scuola media Falconetto

Il blog sui temi perduti della giunta Zanonato sta avendo un buon successo. Questo fatto indica il desiderio di partecipazione che anima molti cittadini quando vengono trattati temi concreti, che li riguardano direttamente. È indice anche dell’interesse che avrebbe avuto “il forum dei cittadini”, previsto nel programma del sindaco, qualora fosse stato attivato.
Il nuovo metodo di partecipazione alle decisioni dell’amministrazione comunale, che emergeva come prioritario fin dalle prime righe del programma elettorale, di fatto non viene percepito. Questo sta a significare che troppe scelte sono vissute come calate dall’alto, senza la ricerca del necessario consenso, che non potrà esserci se i cittadini non vengono coinvolti fin dalla programmazione degli interventi che incideranno sul loro modo di vivere e di abitare la città.

Faccio due esempi concreti che interessano, sotto diversi aspetti, il vicesindaco Claudio Sinigaglia.
Il primo si riferisce alle cosiddette “Torri di S.Carlo”. Nella stizzita risposta all’uscita dell’appello delle cento firme, il vicesindaco, riferendosi al caso di S.Carlo, dice “Quando abbiamo fatto il referendum per le torri Gregotti avevano promesso un piano alternativo. Dov’è? Ecco un esempio di come partecipazione si traduce solo in una serie di no”. Ma è proprio perché non c’è stata partecipazione che si è arrivati al pasticcio del referendum. Non è certo presentando un progetto contrattato tra uffici ed imprenditori privati, e chiedendo un sì o un no, che si fa partecipazione.
Il comune prima di affidare all’iniziativa privata la trasformazione di un importante ambito del territorio comunale deve avere indagato, attraverso un reale percorso partecipativo, quali siano esigenze e aspettative dei cittadini, interessati da quel progetto. Deve avere, cioè, individuato quale modello di sviluppo del loro territorio interessa ai cittadini che lo abitano, avendo a mente un modello di sviluppo complessivo della città, su cui si sia già discusso. Solo così potranno essere date le direttive necessarie perché il progetto sia sviluppato secondo obiettivi preventivamente condivisi (...).
Quando mai, poi, gli oppositori al progetto erano tenuti a presentare una soluzione alternativa? I progetti li sviluppano i professionisti incaricati. Chi ha detto no alle torri di S.Carlo era tenuto a dire cosa di diverso si attendeva dalla riqualificazione del luogo centrale del proprio quartiere, e questo, anche se con indicazioni non uniformi, è stato fatto. Questi indirizzi figurano, peraltro, negli atti finali del percorso partecipativo del PAT del quartiere 2. Credo che tutti coloro che hanno bocciato il progetto vogliano che il centro di S.Carlo non rimanga così com’è, ma che sia realmente riqualificato. Spetta all’amministrazione comunale, facendo propri gli indirizzi emersi nel laboratorio partecipativo del PAT di quartiere, coinvolgere i privati affinché predispongano un nuovo progetto, che tenga conto delle aspettative dei cittadini e che ponga gli edifici e gli spazi pubblici al centro della progettazione, al fine di esaltare la funzione di aggregazione sociale della nuova centralità urbana. Il comune finora è rimasto inerte, nonostante la disponibilità, manifestata dal promotore privato, a rielaborare il progetto (...). Questa inerzia è ingiustificata in quanto nulla vieta di riprendere la discussione sul nuovo assetto dell’area, secondo i criteri sopra richiamati, al fine di poter arrivare entro la fine del mandato del sindaco all’approvazione del nuovo progetto.
Per confutare l’assunto del vicesindaco ("la partecipazione si traduce in una serie di no"), ricordo che Legambiente ha partecipato, su richiesta del geom. Favaro, promotore dell’intervento, ad almeno tre incontri per porre le basi di una nuova progettazione. Anche a seguito di questi incontri il geom. Favaro ha sottoposto all’amministrazione una serie di proposte alternative, che meritano di essere approfondite.

Il secondo esempio di partecipazione mancata è quello rappresentato dalla copertura, con una struttura in legno lamellare e copertura in PVC, del campo di basket della scuola media Falconetto, abbattendo un pioppo vecchio di almeno 45 anni. Si tratta di un intervento modesto, ma che va ad urtare la sensibilità di chi abita in quella zona ed è affezionata al mantenimento di quello spazio verde e che viene percepito come elemento qualitativo in un ambito caratterizzato da edilizia popolare.
Invero la struttura prevista crea non poche perplessità: per l’incongruenza del volume, per la povertà del materiale, per la reale necessità da parte della scuola. Va precisato, infatti, che la struttura dovrebbe essere funzionale allo svolgimento dell’educazione fisica degli studenti della scuola e solo in via complementare essere utilizzata per attività extra scolastiche. Il dimensionamento della struttura, comunque, non può essere incongruo rispetto alle esigenze scolastiche, pena il rischio di illegittimità dell’opera.
Quel che qui rilevo, però, è che si è privilegiato un interesse di parte, per semplici ragioni di economicità, senza tenere nel giusto conto l’interesse dei residenti. Possibile che nessuno si sia posto il problema che quest’opera, sicuramente invasiva, avrebbe originato qualche dissenso? Il vicesindaco, nella sua qualità di assessore allo sport, avrebbe forse dovuto chiedere che l’iniziativa fosse preventivamente illustrata ai residenti, al fine di verificarne il grado di consenso. Trattandosi di due interessi legittimi, ma contrapposti, l’amministrazione è ora tenuta a trovare un compromesso.
Mi permetto di suggerire una soluzione. Nelle vicinanze è prevista la realizzazione di un centro civico. I centri civici, nel comune di Padova, non sono costituiti da strutture pubbliche, ma da una serie di attività di interesse collettivo tra cui servizi, spazi commerciali ed anche spazi pubblici, in una certa percentuale. Trattandosi di interventi di iniziativa privata, solitamente come centri civici vengono proposti dei centri commerciali con qualche spazio polifunzionale da assegnare al comune per gli usi pubblici. Si può valutare se, a scomputo degli oneri e quindi senza costi per il comune, tra gli spazi pubblici il privato non possa realizzare anche la tanto ambita palestra?

Un commento finale. Gli amministratori non si devono adontare dei rilievi che vengono mossi nell’appello dei cento, perché la finalità è quella di ridare slancio alla loro iniziativa, calibrando gli obiettivi per un più marcato, e percepibile, conseguimento dell’interesse pubblico. Ci sono ancora due anni. Bisogna, però, avere coraggio.

Lorenzo Cabrelle - Legambiente Padova

mercoledì 13 giugno 2007

Fabrizio Caberlon* : Che ne è stato della partecipazione?

A tre anni di distanza dalle ultime elezioni comunali di Padova, è già tempo di bilanci per la coalizione di centro sinistra, che nel 2004, sulla spinta di una eccezionale mobilitazione di forze politiche, associazioni e singoli cittadini per la costruzione del programma e la gestione della campagna elettorale, aveva letteralmente travolto al primo turno lo schieramento di centro destra. Lo slogan vincente di quel programma elettorale lo si poteva riassumere in una parola, “Partecipazione” cioè cambiamento radicale rispetto al passato delle modalità di gestione della cosa pubblica, attraverso il coinvolgimento dei cittadini a vari livelli nelle scelte di indirizzo fondamentali, quali il bilancio, le politiche urbanistiche, la mobilità, la cultura, ecc.
Della svolta ipotizzata in quel programma in realtà poco o nulla è stato realizzato, e al di là di alcuni parziali risultati, dovuti prevalentemente all’iniziativa di singoli assessori o consiglieri, ci si è trovati fin da subito, cioè dalla composizione della giunta, di fronte alla riproposizione delle logiche e delle scelte che da sempre governano la politica e l’amministrazione della cosa pubblica (la spartizione delle cariche in rapporto alle appartenenze ed in spregio delle competenze, la sostanziale subalternità al potere economico, l’acritica adesione al modello di sviluppo del “Pifferaio Magico”, ecc.).
Emblematica della distanza che si è creata tra il programma elettorale e il percorso di governo, credo sia la questione della Partecipazione, che da chiave di volta del cambiamento, a suo tempo evocata da tutti come riferimento e stella polare della buona amministrazione prossima ventura, è diventata oggetto, sotto forma di assessorato, di privato commercio per compensare gli squilibri della maggioranza consiliare, e al tempo stesso di pubblico ludibrio nelle grossolane battute di chi, dalle colonne della stampa locale, già si candida a successore dell’attuale sindaco (magari confidando nell’allineamento dei pianeti, dopo aver goduto nel 2004 di quello dei simboli elettorali…).
Di fronte a questa situazione, e alla difficoltà di riconoscersi in un’area di centro sinistra e di impegnarsi nonostante tutto per un progetto di cambiamento, difficoltà resa più che mai evidente e drammatica sia dal contesto nazionale che dai risultati delle recenti amministrative, emerge con urgenza la necessità di prospettare, anche nella nostra città, percorsi di dibattito e di riaggregazione che permettano alle persone, prima ancora che ai partiti e alle associazioni, di ritrovarsi, di confrontarsi e di misurarsi sul bisogno e il desiderio di riprendere la parola e l’iniziativa.
Tuttavia, se questo avverrà, e io mi auguro che avvenga al più presto, non credo che sarà sufficiente limitarsi a indicare le altrui responsabilità, o a spostare “più a sinistra” i paletti dei nostri confini, magari tornando a macinare slogan e luoghi comuni che sono solo l’altra faccia della medaglia della crisi della politica e della partecipazione; penso piuttosto che dovremmo , con umiltà e reciproca disponibilità, chiederci in che cosa ognuno di noi è mancato, e provare a trovare insieme le risposte.

* insegnante

martedì 12 giugno 2007

Gianni Tamino: Beni Comuni a Padova

“Le risorse naturali, acqua, aria e suolo sono beni irrinunciabili: le pubbliche amministrazioni debbono assumere impegni concreti per la tutela di tale patrimonio naturale attraverso una chiara politica ambientale..”, questo è quanto nel 2004 è stato scritto nel Programma elettorale del centrosinistra per il governo della città di Padova.

Possiamo dirci soddisfatti a tre anni di distanza? Quali sono gli impegni concreti assunti?
Acqua, aria e suolo sono certo risorse e beni irrinunciabili, ma soprattutto devono essere considerati “beni comuni”, la cui gestione dovrebbe coinvolgere in una diretta partecipazione la comunità di riferimento (abitanti della città e dei quartieri), in funzione del bene pubblico. I beni comuni costituiscono una proprietà collettiva, che la comunità gestisce in un’ottica di solidarietà e di accessibilità per tutti, tenendo anche conto delle generazioni future. Quindi un bene comune non è alienabile, cioè non è disponibile né per logiche di mercato né di privatizzazione, neanche sotto forma di SpA a capitale pubblico.

Al contrario attraverso APS le vecchie municipalizzate, il cui scopo era di garantire alla collettività un servizio tale da rendere usufruibile da parte di tutti il bene comune (acqua, territorio su cui muoversi, energia ecc.), sono state trasformate in strutture con finalità economiche, che espropriano i cittadini del loro diritto di gestire e controllare tali beni. Nel caso dell’acqua, per esempio, diventa difficile realizzare quanto previsto dal programma: “garantire l’acqua ad uso domestico con superiori standard qualitativi e senza sprechi”, mentre per i trasporti pubblici non si è visto un miglioramento del servizio: è venuto meno l’obiettivo annunciato in campagna elettorale di ridurre il traffico privato, senza penalizzare la mobilità.
Al contrario parcheggi in aree centrali e nuove strade non fanno altro che incentivare proprio il traffico privato.

Ma sono processi di pesante privatizzazione anche la trasformazione urbanistica della città in funzione di interessi speculativi, che impediscono la corretta fruizione del bene “città” ai cittadini, legittimi depositari del diritto di decidere sul futuro dell’assetto urbanistico.
Una giunta, solo perché eletta, non ha il diritto di decidere da sola su beni la cui proprietà è collettiva e inalienabile: una simile decisione espropria i cittadini non solo dei beni comuni, ma del più importante dei beni di cittadinanza, la democrazia, che non può essere disgiunta da reali processi di partecipazione.