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sabato 30 giugno 2007

F. Di Vittorio: “Temi perduti” e “verde perduto”

Nel 2004 ho votato Zanonato sindaco.
Finché si vota e poi ci si disinteressa dell’operato di chi si è eletto e “si lascia fare”, problemi non ce ne sono e vale il proverbio: occhio non vede, cuore non duole.
Il nostro dovere di elettori invece non può e non deve fermarsi al voto, ma sarebbe bene fare anche la “fatica” di seguire l’operato di coloro che Beppe Grillo chiama i “nostri dipendenti” in quanto noi siamo i loro “datori di lavoro”.
Io ho cercato di seguire la politica ambientale, che era stata la molla che mi aveva spinto a votare Zanonato dopo lo scempio compiuto dall’amministrazione precedente.
Purtroppo ho dovuto ridimensionare ben presto la speranza di un positivo cambiamento.
L’attuale sindaco, sostenitore del “fermiamo il cemento” della zona del Parco Iris, dopo l’elezione non solo non lo ha fermato, accampando motivazioni che in campagna elettorale sembravano non esistere, ma ha anche approvato una “variante” al piano regolatore che permette la costruzione, nella zona Iris, di ulteriori nuove edificazioni.
Alla luce di questi fatti si è costituito un “Comitato apolitico spontaneo” di persone che si sono sentite “tradite” e che con il loro operato cercano di risvegliare la “coscienza” dell’attuale giunta. Si tratta del “Comitato Iris”, del cui coordinamento sono fiero di far parte. Ecco uno stralcio preso dalla propaganda elettorale del sindaco Zanonato riguardo all’urbanistica:
“Gli obbiettivi urbanistici da perseguire sono: ridurre drasticamente o eliminare l'edificabilità nel territorio periurbano, salvaguardando quel che resta dei "cunei verdi"; prevedere un sistema di aree verdi (parchi, giardini, aree agricole) collegato da corridoi naturalistici e collegato al sistema delle acque; riqualificare e valorizzare le aree agricole esistenti e potenziali”
e inoltre
“Si dovrà procedere preliminarmente alla revoca delle varianti adottate nel corso della passata legislatura o, qualora ciò fosse impossibile, all'eventuale adozione di una variante di salvaguardia finalizzata alla tutela delle aree ancora inedificate.”
La realtà invece è che il “cuneo verde”, uno dei pochi polmoni della città, racchiuso tra l’attuale Parco Iris, il Canale Scaricatore e le vie Canestrini e Forcellini, destinato originariamente a verde pubblico, è stato via via aggredito da scelte speculative e, da “bene destinato alla collettività”, si è
trasformato in “bene di pochi speculatori”.
Gli “affari appetitosi” spesso mettono a tacere le coscienze!
A questo va poi aggiunto che la nuova cementificazione porterà, oltre a un rilevante rischio idrogeologico, un’ulteriore congestione di un traffico già congestionato e farà aumentare l’inquinamento e il PM10 in una città che è
tristemente agli ultimi posti in Italia come qualità dell’aria.
Vi sto allarmando? Ma no! Non preoccupatevi, ci saranno le “domeniche ecologiche” a salvarci!
Come non notare la disarmante incoerenza dei “nostri dipendenti comunali” che da un lato lanciano grida di allarme per traffico e inquinamento e dall’altro creano traffico e inquinamento!
Purtroppo la politica oggi non è più un “servizio”, ma una “professione”. Tutti ci metterebbero la firma per entrare in politica, ma non tanto per risolvere coscienziosamente e coerentemente i reali problemi della collettività, quanto per rassegnarsi, adeguarsi al sistema e avere una fetta della sospirata torta.
Le scelte giuste ovviamente sono scomode perchè accontentano la maggioranza (che conta “solo” al momento delle elezioni ed è così facile da convincere tre giorni prima del voto riempiendole la cassetta delle lettere di belle intenzioni) e scontentano invece “i pochi che contano”.
Si è perso forse il vero concetto di “democrazia” che è “governo del popolo” e non “vi ascolto, ma poi faccio quello che conviene a me”.
Nelle intenzioni preelettorali del sindaco c’era anche l’idea di
“partecipazione, informazione, coinvolgimento, discussione, ascolto, confronto”.
Forse intendeva la “sua” partecipazione a trasmissioni televisive e il “suo” coinvolgimento a discussioni pubbliche in quanto anche noi del Comitato Iris siamo stati ricevuti nel suo ufficio per essere ascoltati sul problema ambientale, ma non siamo riusciti a dire nulla in quanto aggrediti in modo arrogante dalle sue parole.
D’altronde, quando si è con le spalle al muro, la miglior difesa è l’attacco.
Alle prossime elezioni sarà dura riuscire a trovare qualcuno che meriti il nostro voto e coltivare così nuovamente la speranza che in politica possaesistere ancora il coraggio e la coerenza.

Fulvio Di Vittorio del coordinamento del “Comitato Iris”

venerdì 29 giugno 2007

R. Di Luca: L’Auditorium, un’occasione di riscatto per la partecipazione sui beni comuni

Visto che la giunta Zanonato in questi 3 anni di governo cittadino ha evaso il compito della partecipazione e dei forum dei cittadini sui grandi temi, ed è anche per questo che siamo qui a ricordarglielo con i Temi Perduti, oggi colgo l’occasione per un mio intervento prendendo spunto dalle polemiche sull’Auditorium riportate nei giorni scorsi sulle prime pagine dei giornali locali.

A detta dei giornalisti, pare che sia in atto una fuga di notizie e di pressioni politiche da parte del comune, per influenzare la decisione finale della commissione sulla scelta del progetto vincitore dell’auditorium. Secondo le regole, la giunta Zanonato invece, non dovrebbe essere al corrente delle decisioni interne della giuria.

La città di Padova deve avere un Auditorium, ed è ormai un fatto assodato; il luogo è stato scelto- per altro contestato dalle Associazioni ambientaliste perche elimina un ulteriore tassello del progettato parco delle mura (vedi intervento “Zanonatomio) di Franzin su questo Blog)ma sono in corso le valutazioni sul progetto più adeguato per realizzare quest’opera.

Cosa è un Auditorium, dal latino audire, sentire, è la parte di un teatro, sala concerti, o altro spazio di esibizione dove si trova il pubblico.

Siccome gran parte della nostra cultura l’abbiamo presa in eredità dall’antica Grecia, per i greci, il teatro era un luogo dove la polis, la città, si riuniva per celebrare antiche storie del mito, che erano patrimonio comune della cittadinanza. Lo spettatore greco si recava a teatro oltre che per assistere alle rappresentazioni, anche per rafforzare il senso della comunità civica. Il teatro era uno spettacolo di massa molto sentito e vissuto da parte dei cittadini di ogni classe sociale e condizione economica. Era uno strumento di educazione nell’interesse della comunità, un rito collettivo della polis, che proprio per questo suo ruolo, ha assunto la funzione di cassa di risonanza per le idee, i problemi e la vita politica culturale dell’Atene democratica. Oggi sono cambiate tante cose, sono trascorsi migliaia di anni, ma la matrice è sempre la stessa. Una città che vive di democrazia ha bisogno di confrontarsi anche sulle opere architettoniche che la rappresentano. Allora che la giunta Zanonato colga una occasione di riscatto con i propri cittadini, per fare in modo che questo Auditorium abbia una dignità urbana e territoriale in cui tutti si rispecchiano e soprattutto che la commissione di esperti giudicante il progetto migliore, possa scegliere senza influenze particolari. E’ questa una partita ancora aperta per non perdere di vista il ruolo, il significato e la moralità di ciò che si decide per il benessere di una collettività nella democrazia.


Roberta Di Luca

giovedì 21 giugno 2007

E. Franzin: Zanonatomio

Giustamente un gruppo di elettori di Flavio Zanonato ha aperto la questione dei “Temi perduti” cioè di alcuni punti del programma elettorale del 2004 che sono stati dimenticati o che sono sbiaditi.
Mancano ancora due anni alla scadenza del mandato di Zanonato, un tempo che può essere prezioso, e non vedo per quali ragioni gli elettori non possano criticare e avanzare delle proposte di correzione dell’azione amministrativa della attuale Giunta comunale.
Ritengo che alcuni interventi del sindaco: via Anelli, multe ai puttanieri, commemorazione delle due vittime delle Brigate rosse siano stati molti giusti. Zanonato ha attirato l’attenzione sul piano nazionale e se lo è meritato.
Invece sul piano urbanistico e ambientale la situazione è ben diversa. Io ritengo che la più importante decisione sul piano urbanistico sia quella relativa al trasferimento della zona ospedaliera. Non ho condiviso la decisione di collocare il monumento di Daniel Libeskind sulla golena delle Porte Contarine (area verde fra il Naviglio e il Piovego). Non ho condiviso la decisione di costruire l’Auditorium a piazzale Boschetti o delle autocorriere (area verde lungo il Piovego).
Il famoso o famigerato parco delle mura e del Piovego rischia di diventare una balla mostruosa. La chiacchiera delle chiacchiere. La sinistra DS padovana, che deriva dal PCI, non ha una tradizione culturale positiva in materia urbanistica. Nessuno ci crederà ma quando il rettore Guido Ferro e il sindaco Cesare Crescente hanno deciso, contro la volontà dell’urbanista Luigi Piccinato di costruire il Policlinico universitario sopra il bastione G. Cornaro, le mura cinquecentesche e di tombinare il canale dei Gesuiti San Massimo a Padova nessuno se ne è accorto. Altri tempi. Altri partiti di sinistra. Altra cultura. Padova per molti aspetti è la sua facoltà di medicina. E’ la sua sanità. L’attuale zona ospedaliera, un potente attrattore di traffico e quindi di inquinamento, colloca Padova fra le città del Terzo mondo. Altro che eccellenza della medicina padovana.
Il sindaco Zanonato davanti al gruppo Doroteo alleato al presidente della Regione sostanzialmente subisce, lascia fare. Forse è una questione di rapporti di forza. Ma non ha espresso delle posizioni adeguate, forti, precise. Le sinistre padovane, molto acefale, lasciano che siano i dorotei a organizzare i convegni affollati sulla nuova ospedaliera. Le sinistre padovane sono subalterne da sempre sul piano urbanistico e i dorotei se le mangiano come biscottini.
La decisione urbanistica più importante è oggi quella relativa al trasferimento dell’ospedale e del Policlinico universitario.
Legambiente ha un ruolo decisivo visto i caratteri molto particolari dei Verdi padovani diciamo un po’ pazzerelli. Legambiente dopo aver ottenuto un grosso risultato con il referendum dell’Arcella poi ha mollato la presa. Gravissimo errore. Dobbiamo avanzare delle proposte per la riqualificazione dell’Arcella se è necessario pagando di tasca nostra un urbanista.
Legambiente che ha un notevole prestigio in città secondo me non ha ancora deciso dove concentrare le sue forze, che non sono infinite. Io credo che si della impegnare su due punti: trasferimento della zona ospedaliera, controprogetto per la riqualificazione dell’Arcella.
Molti di noi conoscono il ruolo nefando della Curia e dell’Istituto per il sostentamento del clero di Padova sul piano urbanistico. E il loro collegamento con la burocrazia comunale del settore urbanistica. Se il sindaco Zanonato non è capace di far partire una nuova urbanistica per Padova, dobbiamo farlo noi. Prima o poi ci seguirà.

Elio Franzin

domenica 17 giugno 2007

P. Minervini*: In riferimento alla “palestra della discordia” di Forcellini

La “Nave” e gli “Acchiappanuvole” (Platone, “La Repubblica”Ed. Mondatori, 1990 pp.467-469)

La Politica, secondo Platone, è una scienza e come tale deve essere appresa da parte di chi aspira a governare la “nave”.
Vorrei raccontare una storia di quartiere padovano, che forse risulterà per alcuni irrilevante all’interno delle vicende più generali che investono l’amministrazione della città, condotta in questi tre anni dalla giunta del sindaco Zanonato, ma a nostro avviso è sintomatica di una disarmante e al tempo stesso allarmante delusione, che in queste settimane da più parti della cittadinanza si va levando nei confronti dei “marinai” della “nave-Padova”.
Giovedì 7 giugno presso Villa Berta alcuni rappresentanti del “Comitato Spontaneo per la Salvaguardia dell’Area Verde Scuola Media Falconetto” hanno incontrato il signor C. Sinigaglia, Assessore allo Sport, il signor A. Micalizzi, Presidente del Consiglio di Quartiere 3 sud-est (...).
La questione portata dal comitato stava nel chiedere una seria pausa di riflessione, per riconsiderare a fondo la scelta del luogo, relativa alla collocazione, nel bel mezzo di un’area residenziale e a ridosso di alcune palazzine, dell’enorme copertura in PVC di un campetto da basket, che si trova all’interno dell’area verde in questione, già peraltro fornita di palestra coperta.
(...) Il cuore del discorso mi è parso quello dell’Assessore allo Sport, che candidamente ha dichiarato che la scelta del luogo ha una mera radice economica: pochi soldi, ergo si va al risparmio, collocando quindi la copertura in PVC non dove sarebbe più idoneo inserire un simile materiale, ma dove è più facile e veloce: ovverosia in pieno quartiere, ovverosia all’interno della città.
Tristemente ci pare di poter dire che il metodo adottato da Sinigaglia e dai suoi collaboratori sia prossimo al metodo casalingo, volgarmente noto con l’espressione “fare i conti della serva”, (...), ma assai lontano da quel metodo molto più articolato e arduo, che passa attraverso la trasversalità delle competenze, premessa imprescindibile per garantire una meditata e concertata politica urbanistica e ambientale (...).
Ma, da quanto leggo sul Mattino di Padova (17/05) l’assessore allo sport Sinigaglia “esulta” per il suo “record personale”, poiché si tratta della sua undicesima palestra in tre anni. Mi viene da sospettare che al Nostro stia più a cuore il suo vanto personale piuttosto che il bene della città stessa, il quale Bene, come apprendiamo dal Filosofo, se è veramente tale, è anche profondamente Bello.
Più bello del PVC senza dubbio è il pioppo di almeno 45 anni, in buona salute, alto circa una ventina di metri, insomma una vera gioia per le anime che sappiano ammirarlo e contemplarlo, esultando per ben altri prodigi, che vanno sotto il nome di “Creato”.
Quello dei residenti, invece ha un altro nome: “diritto alla qualità della vita”. Questa verrebbe fortemente penalizzata da una scelta così evidentemente superficiale, una scelta che sacrifica l’ennesima area verde comunale agli altari degli interessi di qualcuno o di molti.
E intimamente “interessato” alla formazione di bambini, ragazzi e anziani si dichiara fortemente il signor Camporese, che (...) nel suo discorso prospetta scenari di violenza e di degrado per tutti quei ragazzi che non dovessero potersi allenare sotto il nuovo tendone in PVC a causa “dell’egoismo” dei cittadini che a questo tendone si oppongono.
Circa il povero pioppo si lascerà scappare (...): “a me del pioppo non me ne frega un bel niente”. Eloquente! (...).
Di “egoismi privati” accusa i residenti anche la signora Pagano (...). È forse miope? Non si accorge che, così pensando, non solo non salvaguarda la già scarsa bellezza naturale del Quartiere, ma contribuisce a deturpare la bellezza della città tutta. Questione di ottica, linguistica e di disinformazione. Non ha forse letto del vecchio pioppo abbattuto in via Mario; dei circa 50 alberi che rischiano l’abbattimento presso il parco Fistomba; della assai discutibile “passeggiata” in riviera Mussato; del progetto Crotti ...

Ma viene in aiuto un blog Temi Perduti (...).
Caro Platone, allora e ora, “marinai in lite fra loro per il governo della nave, che ognuno reclama per sé senza avere mai imparato l’arte della navigazione”.
Vorrei tanto poter incontrare un “vero pilota che sappia osservare l’anno, le stagioni, il cielo, gli astri, i venti e tutto quanto concerne la sua arte” (1990, pp.467-469). Vorrei tanto poter incontrare un vero “Acchiappanuvole”... perché così, credo, lo chiamerebbero i Signori che ho ascoltato molto attentamente giovedì sera presso Villa Berta.


* Palma Minervini
del Comitato Salvaguardia Area Verde Scuola Falconetto

venerdì 15 giugno 2007

E. Franzin*: CARO ZANONATO NON TI CHIEDIAMO DI FARCI SOGNARE. MA ASCOLTA CON UN PO' DI CALMA IL RACCONTO DEI NOSTRI SOGNI

Molto opportunamente il sindaco Flavio Zanonato, dopo tre anni di governo della città, invita ad un confronto quei sostenitori della sua amministrazione che hanno espresso, in varie occasioni, delle critiche e delle riserve allo scopo di affrontare i prossimi due anni della azione della sua giunta.

Il recentissimo "Documento dei Cento" ha affrontato alcuni nodi e non intendo ripetere quanto vi è contenuto. Mi propongo invece di dare un contributo sulla questione delle acque urbane. Nel maggio del 2004 il candidato sindaco Flavio Zanonato ha scritto una lettera pubblica agli Amissi del Piovego che conteneva delle affermazioni interessanti :"Le acque urbane dei fiumi sono un elemento qualificante, anche dal punto di vista urbanistico. Credo che si possano recuperare alcuni tratti dei corsi d'acqua cittadini: in primo luogo il canale Alicorno che collegava il Pra' della Valle alle mura cinquecentesche e al bastione di Santa Croce.

La valorizzazione delle acque urbane è un elemento essenziale per il godimento delle aree verdi e per la bellezza della città". Certo questa affermazione relativa al rapporto fra le acque urbane e l'urbanistica non era un programma completo ed organico di politica idraulica cittadina ma è venuta da un exsindaco che già nel 1994 aveva provveduto a finanziare il dragaggio del Piovego dal Portello fino alla Golena della Porte Contarine per consentire alle motobarche turistiche di risalire nel centro storico. E' bene ricordare che, dopo la Seconda guerra mondiale, nessuno aveva provveduto a dragare il Piovego. Era il tempo dei tombinamenti del canale dei Gesuiti-San Massimo, delle Acquette o degli Olmi, del Naviglio interno. Vi sono sicuramente anche altri aspetti di una politica idraulica cittadina altrettanto importanti per la nostra città come la sicurezza idraulica, il turismo fluviale. Ma nel maggio 2004 sia le associazioni ambientaliste che il sindaco non li avevano ancora individuati con precisione. Oggi è possibile. E due anni sono uno spazio notevole per poterli affrontare e risolvere.

Agli inizi di questa amministrazione l'assessore alle acque urbane Ivo Rossi ha istituito una Commissione idraulica che ormai non si riunisce più. E' possibile che le prime riunioni siano state un po' confuse anche per gli interventi dei suoi componenti. Ma sarebbe molto utile riconvocarla per arrivare alla stesura di un Piano regolatore delle acque urbane il cui modello rimane quello del 1962 firmato da F. Marzolo, V. Pavani, L. Trombella, A. Zanovello, C. Datei. Padova ha la fortuna di avere un professore di idraulica come Datei che può ancora dare un contributo importante. Ma ce ne sono anche altri altrettanto validi. Su tutte le discussioni grava l'ombra dell'idrovia Padova-Venezia.

Quindi siamo consapevoli dei limiti del programma del sindaco e delle associazioni ambientaliste del 2004 e anche degli ostacoli che questa Giunta comunale sta affrontando anche in materia di gestione delle acque urbane. Segnaliamo però che l'Ace Aps con l'assessore Mauro Bortoli sta provvedendo al disinquinamento di Fossa Bastioni che corre per qualche chilometro ai piedi delle mura cinquecentesche dal bastione della Saracinesca fino alla Chiavica dei Vetri al ponte di via Giotto. Stanno per iniziare i lavori di restauro della scalinata a monte del ponte del Portello e della Porta di Ognissanti. In questo momento che significato ha la campagna degli Amissi del Piovego per lo stombinamento integrale del canale Alicorno lungo la via 58° Fanteria fino al ponte di Porta Santa Croce? Noi non abbiamo mai nascosto, pur collaborando sul piano culturale, con il consulente prof. Sergio Crotti, che non siamo d'accordo con il suo progetto. Ma proprio su niente.

E' un errore costruire un parcheggio sotterraneo in piazza Y. Rabin. Non possono esserci dubbi che con il completamento della rete del tram le auto diminuiranno anche nella zona del Pra' della Valle. Il parcheggio sotterraneo è un attrattore di traffico permanente. Quello attuale a raso no. Se si vuole riqualificare e non cementificare bisogna realizzare un parcheggio scambiatore nell'area Mandria-Bassanello e pedonalizzare, biciclettare, la zona del Pra'. Ma soprattutto e prima di tutto è necessario restaurare il Pra' cominciando dalle statue che stanno tutte andando verso la loro distruzione dovuta all'inquinamento come ha segnalato l'ottimo Andrea Calore.

Non è affatto necessario aggiungere altri edifici a quello dell'lexForo Boario. Bisogna svuotarlo perché cosi come è non può essere utilizzato. Si possono aggiungere delle coperture leggere e trasparenti alle grandi e belle terrazze. Bisogna consultare i frati del Santo che potrebbero avere delle proposte interessanti relative al riuso dell'ex Foro Boario. Certo bisogna tener conto della funzione della Basilica del Santo e delle esigenze concrete materiali e spirituali dei pellegrini. L'ubicazione delle corriere dei pellegrini è effettivamente un problema perché si fa notare che molti di essi sono anziani e non camminano con facilità. Per le corriere dei pellegrini si può anche fare un' eccezione. Non è la fine del mondo. Ma in un contesto di misure organiche per allontanare il traffico automobilistico dei privati. Padova ha un grande studioso del Pra' come il professor Lionello Puppi. E' stato consultato? Gli è stato consentito di partecipare sul serio ai progetti per il Pra'? Ma neanche per sogno.

Caro Zanonato non ti chiediamo di farci sognare. Ma ti diciamo soltanto di ascoltare con un po' di pazienza e con calma il racconto dei nostri sogni.

* Presidente Amissi del Piovego

mercoledì 13 giugno 2007

Gianni Ballestrin*: Tra urbanistica e partecipazione molte delusioni


La grande suggestione che ha caratterizzato la campagna elettorale che ha visto vincere il sindaco Zanonato, si era sviluppata attorno all’idea condivisa di una partecipazione attiva dei cittadini nella gestione della cosa pubblica. Nasceva dalla consapevolezza di dover creare un’alternativa alla visione privatistica praticata negli anni dalla precedente amministrazione e contemporaneamente rilanciare un progetto sulla città che avesse nelle sue fondamenta una visione non solo mercificata del benessere dei cittadini.
La questione era dunque quella di una contrapposizione culturale ed etica attorno all’idea stessa di bene comune e della sua effettiva comune gestione. Essa non solo veniva sostenuta in campagna elettorale, ma la si proponeva come elemento costitutivo dello stesso programmare, prima ancora dell’agire, ed è qui che il fallimento registrato si fa più doloroso. Perché proprio quegli aspetti del programma di cui il documento “100 firme per riaprire il dibattito politico a Padova” lamenta l’abbandono, sono quelli che discendevano dallo sforzo di delineare un percorso che si definisse come proposta condivisa, asse portante dell’alleanza tra cittadini ed amministratori che si avviavano ad affrontare il futuro insieme. Invece.
Invece l’assessorato alla partecipazione, che doveva essere l’emblema stesso della nuova filosofia di governo, è stato sostenuto per lungo tempo in una sostanziale condizione di empasse permanente e alla fine, persino il suo titolare lo ha abbandonato lasciandosi cadere come la foglia di fico che rinuncia a coprire la vergogna.
Altra grande suggestione in campagna elettorale era stata quella dell’opzione zero alla ulteriore edificazione ma questa opzione si è scandalosamente invertita con la grande produzione di metri cubi cui si è assistito. La bandiera sventolata, quella della perequazione indicata come la grande soluzione alla drammatica scarsità di fondi di cui soffrono le amministrazioni locali, si è purtroppo dimostrata di colore bianco. Infatti, sostenuta l’ineluttabilità della perequazione, ci si è arresi al volere del privato, derogando in toto dalla vocazione ad amministrare, orientare, indirizzare. Quel che si è visto, di conseguenza, è stato il protagonismo della progettazione privata in una visione del pubblico di fatto sussidiaria e non orientante della realtà produttiva del territorio che viene vista come il vero motore della città.
Il progect financing, altra strategia adottata per realizzare opere di interesse pubblico con capitali privati, ripropone lo stesso schema gerarchico che vede il pubblico ancora in posizione subalterna.
Insomma la questione appare evidente: scarsa autonomia progettuale, debolezza e subalternità al privato.

L’unica risposta in cui si può sperare è la ripresa di interesse dei cittadini che tornino a pretendere di partecipare alla progettazione della città mettendo in crisi un modello di sviluppo che nega le condizioni della convivenza, dell’integrazione, della qualità della vita. E’ assurdo e anche ipocrita affrontare le grandi contraddizioni del vivere sociale lanciando temi come quello della prostituzione o della sicurezza senza rendersi conto che è la città che si è realizzato, il suo stesso progetto, la causa prima del degrado che oggi si denuncia.
* insegnante

P.s.
Nell’articolo di oggi (14/06/07 n.d.m.) “Sinigaglia: solita sinistra masochista”, Claudio Malfitano sintetizza in un virgolettato il mio contributo al blog dei Temi Perduti dal quale si dedurrebbe la mia attribuzione di responsabilità del degrado della città ai tre anni di gestione Zanonato. Il testo originale: “E’ assurdo e anche ipocrita affrontare le grandi contraddizioni del vivere sociale lanciando temi come quello della prostituzione o della sicurezza senza rendersi conto che è la città che si è realizzato, il suo stesso progetto, la causa prima del degrado che oggi si denuncia” non mi pare proprio testimoniare di questa intenzione.
Quel che volevo sottolineare è che una città in cui l’impianto urbanistico è stato, non da oggi, fortemente condizionato da scelte speculative, in cui l’aria è spesso irrespirabile, in cui la socialità giovanile si manifesta nel rito dello spritz, non sviluppare una politica partecipativa non produce l’inclusione, il senso di appartenenza, l’idea di comunità di cui c’è bisogno. Io credo che se il cittadino percepisce la città come sua, come ambiente ritagliato sulle sue esigenze esistenziali, se si percepisce come elemento attivo, abbandona ogni indifferenza. E’ la consapevolezza di poter contare sull’aiuto dell’altro (per una difficoltà, un malore, un tentativo di scippo) che genera il senso diffuso di sicurezza di cui la città ha bisogno.
La mia partecipazione alla discussione sui temi perduti nasce da quest’ultima considerazione e non vuole essere né demolitiva né masochista. Ammetto senz’altro il tono di delusione per quel clima perduto cui ho potuto partecipare nell’entusiasmo che ha accompagnato la campagna elettorale, ma affermo che quello stesso clima può essere riprodotto nella ripresa del dialogo tra cittadini e amministratori che oggi mi auspico.
Gianni Ballestrin

martedì 12 giugno 2007

Luisa Calimani: Risposta alla lettera sui Temi Perduti

Condivido la forte tensione contenuta nella lettera "temi perduti", documento che si pone l'obiettivo di voler migliorare le condizioni di vita in questa città e nella sua "virtuale" 'area metropolitana. Non seguo abbastanza le vicende comunali, a causa degli impegni esterni a Padova, per potermi esprimere su tutte le questioni poste nell'appello. Ma sul suo futuro urbanistico condivido pienamente l'apprensione, perché le operazioni che si compiono non sono reversibili.

Gli errori producono effetti sul tessuto urbano e sulla qualità della vita della gente, la riduzione di spazi verdi anche incolti, incide sulla sua salute, l'insufficiente dotazione di servizi, sulla socialità, la cultura, il tempo libero, la proliferazione di metri cubi, sul traffico. Non vedo una strategia illuminata, un'idea, un progetto urbano che esprima chiaro l'obbiettivo che dovrebbe essere alla base di ogni di trasformazione: l'interesse pubblico. Non percepisco la consapevolezza che la città è un bene comune.

Gli affari dei privati, immobiliaristi e imprenditori sono la guida delle A.C. che mancano di una cultura urbana evoluta, che non sanno contrapporre alla teologia del mercato, un progetto sano di città, identificandosi con gli "ideali" degli speculatori.

Vedo la mentalità del dopoguerra, degli anni '60, quando l'importante era costruire. Come, dove, perché, per chi, sembra una questione secondaria. Prevale l'idea arretrata del fare, del costruire, indipendentemente dal soddisfacimento di bisogni reali. E' una questione profonda, direi di cultura civica, di consapevolezza del ruolo che i cittadini assegnano a chi li governa, affinché tutelino i loro interessi collettivi e sviluppino la città con illuminato senso civico per renderla più sana, più spaziosa, più verde, più bella. E' un diritto che anche a Padova si può esigere.

Infine un'ultima chiosa.
Sui temi della sicurezza e sopratutto della prostituzione sono d'accordo con le politiche praticate dall'Amministrazione Comunale. In particolare dal Sindaco sulle multe ai clienti. Io, nella proposta di legge presentata alla Camera le proposi in forma ovviamente diversa, come previsto anche dalla Legge svedese, ma lo spirito forse non era diverso.

Luisa Calimani