sabato 16 giugno 2007

A. Nicolello Rossi*: GUARDARE IN FACCIA LA REALTA’ Risposta all’intervento di Bicciato e Bastianello

E' evidente che chi scrive una lettera aperta del tenore dei Temi perduti facendo pubblica dichiarazione di essere un elettore di questa giunta – e visto anche le storie personali di ciascuno dei 100 firmatari- ritenga che solo una amministrazione di centro sinistra, per cultura, tradizione, idealità, possa realizzare programmi e progetti altamente ambiziosi come quello contenuto nel programma del 2004, con elementi e priorità diametralmente opposti ad una tradizione di destra.

Ed infatti siamo ancora qui (illusi?) a cercare di far rinascere quello spirito e quel passo, teso verso la sostenibilità in chiave ambientale, sociale, partecipativa che entusiasmò tanti nella primavera del 2004.
Dalle reazioni ricevute in ordine da Sindaco e Vicesindaco sembra invece che non si voglia riconoscere in noi una risorsa per questa città, non si voglia riconoscerci la responsabilità di indicare strade concrete di lavoro per migliorare Padova. Con un vecchio termine ci accusano di non saperci porre il problema della “governabilità”. Accusa che però non circolava in campagna elettorale quando i documenti programmatici di molte associazioni sembravano preziosi per il programma del Sindaco.

Anche Francesco Bicciato con il suo intervento sembra non cogliere che sarebbe proprio il suo operato a trarre i maggiori vantaggi nel caso l'amministrazione riscoprisse il programma del 2004, che assegnava all'ambiente e alle riqualificazioni partecipate un ruolo centrale per lo sviluppo di Padova, anche in chiave economica, e di innovazione.

Francesco fa molto bene a citare le tante singole azioni che il suo assessorato ha compiuto in questi 3 anni. Erano ricordate, con una sola frase per sintesi, anche nel testo dei Temi perduti, quando ci lamentavamo di quanto fosse stato lasciato solo, di quanto, vecchio vizio politico, l'ambiente sia “il residuale”, il ciò che rimane, mentre le strategie pesanti passano per altri settori (e si decidono in salotti ristretti), così come i cospicui finanziamenti corrispondenti.

Ecco allora che in questi anni è prevalsa la città fatta di crescita senza qualità e di cemento, perché solo come tale può essere giudicata l'operazione della variante PRG. Tutta orientata a soddisfare il bisogno di crescita economica (per lo più dei grandi costruttori) dimenticando che lo strumento perequativo è servito in altre città a soddisfare i bisogni pubblici e creare grandi parchi urbani.

Ecco che qualsiasi ipotesi di regolamento comunale sul risparmio energetico ed incentivo alle fonti alternative viene ridotto a semplicistico problema edilizio e svuotato qualsiasi potenzialità innovativa in sintonia col protocollo di Kyoto.

Ecco che un nuovo parco, quello della Guizza, nascerà fortemente compromesso dalla realizzazione di una nuova strada che gli passerà a fianco.

Ecco che le singole azioni di lotta al Pm10 vengono smontate da strategie complessive di senso opposto, come quella di aumentare il biglietto del trasporto pubblico (che da solo fa perdere 350.000 utenti in un anno, che ora scelgono l'auto o lo scouter), di costruire il passante dell'Arcella o il cavalcavia per la Fiera, e progettare i parcheggi interrati entro le mura al Foro Boario e a p.zza Mazzini.

Ecco che la nascita, aspettata da tanti anni, di un auditorium in città viene "sprecata" a causa di una collocazione a ridosso delle mura, in un ambito urbano già sovraccaricato, e si perde tutta quella potenzialità, culturale ed urbanistica, di una collocazione in periferia.

Ecco che la partecipazione, quando non è negata, è relegate alle riserve indiane con pochi esiti su ciò che poi, nella maggioranza dei casi, la giunta decide…

Quello che cerco di dire è che il passo della amministrazione si è rivolto verso altre priorità rispetto a quelle indicate nel programma e che di conseguenza anche singole azioni perdono di peso, perchè devono sottostrare ad un macigno (quello del mattone, dell'auto, dei due milioni e mezzo di metri cubi di nuova edificazione che la Giunta ha concesso…).

Richiamare tutto quello che non è stato fatto è ingeneroso? Sicuramente può apparire tale per un Assessore, come Francesco, che ha rappresentato e rappresenta (per stile e contenuti) una positiva novità. Ma politicamente non può essere giudicato come inopportuno. Serve a (tentare) di rimettere la vela verso i sogni concreti che avevamo insieme.

* Vice Presidente Legambiente Padova

M. Angelini: Dell'appello è meglio discutere, senza pontificare

Ho letto naturalmente la risposta di Flavio Zanonato all' appello che ho sottoscritto( e dopo la risposta di Flavio sono ancora più convinto della mia firma). Flavio non entra nel merito delle osservazioni critiche, piuttosto accusa un pò genericamente i firmatari di essere poco realisti e quindi poco responsabili.Vorrei che Flavio mi spiegasse se è stato responsabile insistere a tutti i costi sulla cementificazione di San Carlo, salvo poi dover fare marcia indietro di fronte al risultato referendario dell'Arcella:un buon amministratore ha o no il dovere di fare autocritica su questo?
Ancora,altro esempio di responsabilità e di coerenza, Flavio sa benissimo che durante la campagna elettorale per la sua elezione a Sindaco ha sostenuto che avrebbe impedito una ulteriore cementificazione in Via Canestrini, a due passi dal Parco Iris:basta passare per di là e vedere che cosa sta crescendo,nonostante l'opposizione aperta di centinaia di cittadini di quella zona e di tutta l' area metropolitana di Padova perchè il Parco Iris non è un giardinetto di quartiere. In questo secondo caso siamo purtroppo di fronte ad una scelta urbanistica pesante che smentisce completamente l'impegno assunto con i cittadini.
E' responsabile comportarsi così? Dopo di che sostengo con convinzione tante cose positive che la Giunta Zanonato ha fatto,in primis la politica sociale,la battaglia antirazzista,le scelte attente e innovative in campo scolastico ed educativo ecc.ecc. Ma le scelte urbanistiche,quanto verde,quanto traffico,quante case,quanta rendita per i proprietari, sono assolutamente decisive e le due che ho citato mi trovano completamente contrario.Naturalmente la Destra è infinitamente peggio,ma il CentroSinistra non vince se una parte importante e credo intellettualmente non banale del suo elettorato vive le sensazioni di delusione e di preoccupazione che l' appello ha chiaramentre denunciato.

Maurizio Angelini, Consigliere Comunale di Cadoneghe.

F. Bicciato * e M. Bastianello** : Le domande a cui rispondere insieme

Volentieri accogliamo l’invito di Ecopolis, uscito su Il Mattino di martedì, a discutere del governo della città. Un appello che si uesto qQdice aperto ai più diversi contributi merita attenzione.

Vorremmo però tradurre anche il disagio che ha accompagnato la lettura dell’appello alla ricerca di una premessa che secondo noi manca, ma che è doverosa. Oltre al dire bisogna fare – diceva Tom - e fare significa mettersi in relazione con gli altri, mediare interessi senza negoziare i valori fondamentali, far avanzare idee, costruire soluzioni condivise. Una premessa quindi fatta di tanti “perché” che giriamo ai firmatari dell’Appello.

  • Perché, in tema di partecipazione e ambiente, si cita solo marginalmente l’esperienza di Agenda 21 facendo un torto ai tantissimi cittadini/e, rappresentanti di associazioni, nonchè personale del Comune che in questi tre anni hanno partecipato con entusiasmo e passione civile a decine di Gruppi di lavoro portando avanti oltre 60 azioni?

  • Perché non si dice che Padova si è guadagnata la vice-presidenza del Coordinamento Nazionale Agende 21 proprio per la riconosciuta qualità del lavoro svolto? E che per la stessa ragione è la prima città italiana nella raccolta differenziata?

  • Perché non si ricorda che a Padova è stato assegnato il premio nazionale per il miglior Piano Energetico e che la nostra città guida il gruppo nazionale degli enti locali di A 21 per Kyoto e che questa città ha fatto un investimento enorme nelle campagne di educazione ambientale nelle scuole?

  • Perché tacere che Padova ha ricevuto il riconoscimento nazionale di città equa e solidale?

  • Perché si dà scarsa importanza alla conversione della flotta di mezzi trasporto APS da metano a bio-diesel, all’investimento enorme in piste ciclabili, ai 600.000 euro investiti nel potenziamento del trasporto pubblico, sicuramente da incrementare, ma che rappresentano uno sforzo prima d’ora mai realizzato?

  • Perché si ignora che questa Amministrazione ha messo in cantiere tre grandi parchi che diventeranno un polmone verde straordinario per tutta la città e ha recuperato importanti spazi verdi abbandonati (vedi il Peoceto)?

  • Perché si dimentica che il Comune ha fatto propria la battaglia dei Comitati contro l’elettrosmog e per il riconoscimento ai Comuni del potere di fermare la proliferazione selvaggia di antenne sul territorio?

  • E tutto il lavoro sull’immigrazione e Via Anelli con la prospettiva certa di una “storica” uscita dal ghetto?

  • E la mozione contro le banche armate e per la finanza etica, insieme all’impegno di solidarietà internazionale nei Balcani, in Medio Oriente, in Africa? E i percorsi di convivenza, per promuovere la cultura della non violenza e le politiche di pace?


Vi sono tanti amici tra i firmatari di questo appello anche perchè con loro abbiamo condiviso molte delle battaglie per la realizzazione di questi obiettivi.

La Pace e l’Ambiente restano per noi delle priorità e il lavoro da fare è ancora molto, ma questi obiettivi non si sarebbero certo raggiunti con un’amministrazione di centrodestra.

Confronto e critiche sono il sale della democrazia quando nascono dal cuore e non sono spasmodica ricerca di visibilità di partito o peggio, personale. Per questo riconoscere ogni tanto quello che funziona e che unisce fa bene alla salute, contribuisce a migliorare la direzione del governo, mette a fuoco priorità, dà nuovo entusiasmo per affrontare le molte e difficili sfide che ci aspettano.

Per il bene della nostra città, è uno sforzo che vale la pena di fare, insieme.

* Assessore all’Ambiente ** Presidente Arci Padova

venerdì 15 giugno 2007

E. Franzin*: CARO ZANONATO NON TI CHIEDIAMO DI FARCI SOGNARE. MA ASCOLTA CON UN PO' DI CALMA IL RACCONTO DEI NOSTRI SOGNI

Molto opportunamente il sindaco Flavio Zanonato, dopo tre anni di governo della città, invita ad un confronto quei sostenitori della sua amministrazione che hanno espresso, in varie occasioni, delle critiche e delle riserve allo scopo di affrontare i prossimi due anni della azione della sua giunta.

Il recentissimo "Documento dei Cento" ha affrontato alcuni nodi e non intendo ripetere quanto vi è contenuto. Mi propongo invece di dare un contributo sulla questione delle acque urbane. Nel maggio del 2004 il candidato sindaco Flavio Zanonato ha scritto una lettera pubblica agli Amissi del Piovego che conteneva delle affermazioni interessanti :"Le acque urbane dei fiumi sono un elemento qualificante, anche dal punto di vista urbanistico. Credo che si possano recuperare alcuni tratti dei corsi d'acqua cittadini: in primo luogo il canale Alicorno che collegava il Pra' della Valle alle mura cinquecentesche e al bastione di Santa Croce.

La valorizzazione delle acque urbane è un elemento essenziale per il godimento delle aree verdi e per la bellezza della città". Certo questa affermazione relativa al rapporto fra le acque urbane e l'urbanistica non era un programma completo ed organico di politica idraulica cittadina ma è venuta da un exsindaco che già nel 1994 aveva provveduto a finanziare il dragaggio del Piovego dal Portello fino alla Golena della Porte Contarine per consentire alle motobarche turistiche di risalire nel centro storico. E' bene ricordare che, dopo la Seconda guerra mondiale, nessuno aveva provveduto a dragare il Piovego. Era il tempo dei tombinamenti del canale dei Gesuiti-San Massimo, delle Acquette o degli Olmi, del Naviglio interno. Vi sono sicuramente anche altri aspetti di una politica idraulica cittadina altrettanto importanti per la nostra città come la sicurezza idraulica, il turismo fluviale. Ma nel maggio 2004 sia le associazioni ambientaliste che il sindaco non li avevano ancora individuati con precisione. Oggi è possibile. E due anni sono uno spazio notevole per poterli affrontare e risolvere.

Agli inizi di questa amministrazione l'assessore alle acque urbane Ivo Rossi ha istituito una Commissione idraulica che ormai non si riunisce più. E' possibile che le prime riunioni siano state un po' confuse anche per gli interventi dei suoi componenti. Ma sarebbe molto utile riconvocarla per arrivare alla stesura di un Piano regolatore delle acque urbane il cui modello rimane quello del 1962 firmato da F. Marzolo, V. Pavani, L. Trombella, A. Zanovello, C. Datei. Padova ha la fortuna di avere un professore di idraulica come Datei che può ancora dare un contributo importante. Ma ce ne sono anche altri altrettanto validi. Su tutte le discussioni grava l'ombra dell'idrovia Padova-Venezia.

Quindi siamo consapevoli dei limiti del programma del sindaco e delle associazioni ambientaliste del 2004 e anche degli ostacoli che questa Giunta comunale sta affrontando anche in materia di gestione delle acque urbane. Segnaliamo però che l'Ace Aps con l'assessore Mauro Bortoli sta provvedendo al disinquinamento di Fossa Bastioni che corre per qualche chilometro ai piedi delle mura cinquecentesche dal bastione della Saracinesca fino alla Chiavica dei Vetri al ponte di via Giotto. Stanno per iniziare i lavori di restauro della scalinata a monte del ponte del Portello e della Porta di Ognissanti. In questo momento che significato ha la campagna degli Amissi del Piovego per lo stombinamento integrale del canale Alicorno lungo la via 58° Fanteria fino al ponte di Porta Santa Croce? Noi non abbiamo mai nascosto, pur collaborando sul piano culturale, con il consulente prof. Sergio Crotti, che non siamo d'accordo con il suo progetto. Ma proprio su niente.

E' un errore costruire un parcheggio sotterraneo in piazza Y. Rabin. Non possono esserci dubbi che con il completamento della rete del tram le auto diminuiranno anche nella zona del Pra' della Valle. Il parcheggio sotterraneo è un attrattore di traffico permanente. Quello attuale a raso no. Se si vuole riqualificare e non cementificare bisogna realizzare un parcheggio scambiatore nell'area Mandria-Bassanello e pedonalizzare, biciclettare, la zona del Pra'. Ma soprattutto e prima di tutto è necessario restaurare il Pra' cominciando dalle statue che stanno tutte andando verso la loro distruzione dovuta all'inquinamento come ha segnalato l'ottimo Andrea Calore.

Non è affatto necessario aggiungere altri edifici a quello dell'lexForo Boario. Bisogna svuotarlo perché cosi come è non può essere utilizzato. Si possono aggiungere delle coperture leggere e trasparenti alle grandi e belle terrazze. Bisogna consultare i frati del Santo che potrebbero avere delle proposte interessanti relative al riuso dell'ex Foro Boario. Certo bisogna tener conto della funzione della Basilica del Santo e delle esigenze concrete materiali e spirituali dei pellegrini. L'ubicazione delle corriere dei pellegrini è effettivamente un problema perché si fa notare che molti di essi sono anziani e non camminano con facilità. Per le corriere dei pellegrini si può anche fare un' eccezione. Non è la fine del mondo. Ma in un contesto di misure organiche per allontanare il traffico automobilistico dei privati. Padova ha un grande studioso del Pra' come il professor Lionello Puppi. E' stato consultato? Gli è stato consentito di partecipare sul serio ai progetti per il Pra'? Ma neanche per sogno.

Caro Zanonato non ti chiediamo di farci sognare. Ma ti diciamo soltanto di ascoltare con un po' di pazienza e con calma il racconto dei nostri sogni.

* Presidente Amissi del Piovego

S. Lironi: Segnali di attenzione o sindrome da fortezza assediata?

egnali di attenzione o sindrome da fortezza assediata

Come interpretare la reazione del sindaco Zanonato all’appello “Cento firme per ritrovare i temi perduti” del programma elettorale del centro-sinistra? Nel suo intervento sulla stampa, da un lato Zanonato afferma di cogliere nell’appello “un’occasione utile per fare il punto, dopo tre anni di governo cittadino, e per aprire un confronto sul futuro”. E’ un riconoscimento positivo di quanto i firmatari esplicitamente si sono proposti che sembra aprire le porte ad un dialogo con il mondo dell’associazionismo culturale ed ambientale: un dialogo che troppo spesso in questi anni sembrava essersi deteriorato se non talvolta del tutto interrotto. Poi però, molto sbrigativamente, Zanonato tende a liquidare le argomentazioni del documento quale espressione di comitati e minoranze in grado di aggregarsi solo in un “fronte del No” o di saper vedere – giudicando l’azione dell’Amministrazione – solo il bicchiere mezzo vuoto, senza fare i conti con la carenza di risorse a disposizione degli enti locali. Per tale ragione la risposta del sindaco sembra doversi esaurire – come già avveniva con la precedente Amministrazione – nell’elenco dei molti impegni e delle molte cose fatte o avviate, a testimonianza del fatto che il bicchiere è in realtà mezzo pieno e non mezzo vuoto, e nell’elencazione – a giustificazione delle cose non fatte – degli ostacoli incontrati che ne hanno rallentato l’opera.

In verità non era questo che si chiedeva nell’appello. La questione centrale su cui riteniamo necessario avviare una verifica critica ed un serio confronto è piuttosto quella relativa agli indirizzi strategici di fondo, alla direzione di marcia verso cui si sta andando nonché quella di una valutazione realistica dell’efficacia delle azioni sin qui intraprese ai fini del raggiungimento di detti obiettivi. L’interrogativo che poniamo non riguarda tanto il grado di efficienza o inefficienza nell’azione quotidiana di governo della città, quanto piuttosto se ciò che si sta facendo risponde effettivamente alle indicazioni espresse dal programma con cui questa amministrazione ha conseguito la maggioranza dei consensi nella scorsa tornata elettorale: un programma che, in molti punti, si proponeva di imprimere una svolta radicale rispetto alle esperienze del passato. Se la direzione è cambiata, se in corso lavori si sono definite strategie diverse o talvolta opposte rispetto a quelle del programma, come riteniamo sia avvenuto – per molti aspetti – nel caso delle politiche urbanistiche, non c’è poi da meravigliarsi se si manifestano azioni anche dure di resistenza da parte di cittadini ed elettori dello stesso centrosinistra che si sentono ingannati nelle proprie aspettative e che vivono la propria resistenza non come difesa del proprio orticello, bensì come affermazione di diversi valori e come progetto di una diversa concezione dello sviluppo urbano.

Non ho certo intenzione di ripercorrere le molte specifiche argomentazioni proposte dall’appello dei cento firmatari. Può essere però utile, a titolo esemplificativo di questo diverso modo di affrontare il dibattito sul bilancio dell’azione amministrativa degli ultimi tre anni e sull’opportunità di una correzione di rotta quantomeno in alcuni settori d’intervento, richiamare uno dei principali “temi perduti” del programma del Sindaco: quello della città metropolitana. Nelle premesse del programma era chiaramente espressa l’esigenza di “pensare in grande”, di “ritornare a sognare” una città capace di futuro e punto di riferimento in Europa. Si affermava che “non ci sarà rilancio di Padova, se tutti i cittadini non saranno ammessi a partecipare alla vita civile della città”, denunciando nel contempo la pratica di governo del centrodestra caratterizzato – si diceva – da “arbitrarietà parziale nelle decisioni, appannaggio esclusivo del Sindaco e della Giunta”. A sostegno di questo ambizioso progetto di rilancio del ruolo europeo della città nella cultura, nell’economia, nell’innovazione e nell’arte, vi doveva essere la sottoscrizione di un nuovo “patto” tra la città capoluogo ed i comuni della cintura per la formazione di una “Grande Padova metropolitana”. Una città di 400.000 abitanti, fondata sul decentramento partecipativo (Quartieri come nuovi Municipi), su di un organico piano di riequilibrio dei servizi sociali di base, di diffusione della qualità urbana, sul rispetto delle grandi aree verde e delle emergenze naturalistiche e quindi su di “uno sviluppo più equilibrato sotto il profilo ambientale”: è infatti questa – per riconoscimento unanime – la dimensione in cui si può effettivamente immaginare di poter governare i processi di trasformazione e riqualificazione urbana, economica ed ambientale del nostro territorio (rete ecologica, risparmio energetico ed energie alternative, salvaguardia idraulica, agricoltura, insediamenti produttivi, residenziali e commerciali, trasporti, servizi territoriali e di base,…).

La nuova legge urbanistica regionale del 2004, con l’introduzione del PATI – Piano di Assetto Territoriale Intercomunale, ha fornito ai comuni un concreto strumento operativo per trasformare questo progetto in un processo reale (contribuendo forse anche a ridurre quelli che oggi vengono definiti gli eccessivi “costi della politica”). Gli studi per il PATI sono stati avviati, ma gli anni passano e del disegno strategico a livello intercomunale non vi è ancora traccia: nel frattempo – essendo stato stralciato dai tematismi del PATI quello dell’edilizia residenziale – ogni comune si è garantita la possibilità di continuare a sovradimensionare l’espansione delle proprie aree edificabili senza alcuna relazione con quanto avviene nei territori limitrofi e sulla base di risibili stime del fabbisogno abitativo. Ma soprattutto su questo tema, essenziale per la formazione di una nuova possibile identità urbana, non si attivato alcun reale processo partecipativo. Quantomeno per il PAT, relativo ai soli confini amministrativi del Comune di Padova, si è effettuata nei quartieri e nell’ambito di Agenda 21 – sia pure su temi circoscritti e con scarso potere deliberativo – un apprezzabile lavoro di informazione e di consultazione dei cittadini e delle associazioni. Per il PATI, sino ad oggi, tutto è invece stato rigidamente delegato ad assessori e tecnici del settore ed è persino difficile avere trasparente documentazione di quanto sin qui elaborato. Certo non è facile coordinare e far convergere le esigenze di 16 amministrazioni comunali, ma è proprio su questo terreno che il dibattito pubblico e la partecipazione – se intesa come processo di crescita politica e responsabilizzazione della comunità nel suo insieme – possono divenire il fattore determinante, possono fornire la forza d’urto per superare i particolarismi e la logica dei veti incrociati. Solo attraverso il coinvolgimento e la partecipazione attiva dei cittadini è possibile costruire un’idea condivisa di quali dovranno essere le caratteristiche del nuovo organismo metropolitano, delle priorità d’intervento e d’investimento, valutando costi e benefici delle diverse opzioni e facendo prevalere l’interesse comune su quelli localistici.


Sergio Lironi – Presidente Legambiente Padova

egnali di attenzione o sindrome da fortezza assediata

giovedì 14 giugno 2007

S. Cogo e D. Olivieri: E' ora di rilanciare il programma

Non rinunceremo ad incalzare democraticamente il nostro sindaco e la nostra giunta sui temi della nostra città. Vogliamo discutere del bene comune che è la nostra città nonostante alle nostre sollecitazioni rispondano risentiti perchè non evidenziamo anche le cose fin qui realizzate da questa nostra Amministrazione.Per questo nostro sindaco in molti ci siamo mobilitati in campagna elettorale con entusiasmo e convinzione. Volevamo farlo diventare sindaco perchè relizasse il programma elettorale che condividavamo in tutte le sue parti. Sindaco lo è diventato, parte del programma è stato realizzato. Parte non è stato rispettato. Adesso è ora di rilanciare quel programma nei punti ancora da realizzare per radrizzare, per quanto possibile, quelle parti dove non lo si è rispettato.
Vogliamo solo discuterne con Voi, "perchè vi amo".Tutto qua.

Silvano Cogo.Daniele Olivieri. ACS-Zattera urbana

G. Beltrame: Non negare le ragioni dei 100

Mi dispiace molto delle reazioni, apparse oggi (ieri per chi legge n.d.m.) sulla stampa, dell’assessore Francesco Bicciato e del Sindaco Zanonato alla lettera sottoscritta da oltre 100 persone che rappresentano una parte importante di quel popolo che ci ha eletto; anzi, con molte/i di loro abbiamo costruito il programma con cui ci siamo presentati alla città.

Non possiamo trattarli da ingenerosi e miopi, come fa Francesco Bicciato o da “disturbatori del manovratore” come fa Zanonato, o addirittura da “persone che non hanno capito cosa firmavano”, come fa Marina Bastianello.

La fatica dell’amministrare la cosa pubblica richiede la capacità di ascoltare e di valorizzare ciò che ci viene detto, a maggior ragione quando proviene da chi ci è politicamente vicino. Quando si parla tra persone che condividono (voglio pensare che sia ancora così) un’area ideale non penso sia necessario premettere l’elencazione degli elogi e poi affrontare i problemi: si va dritto alla questione.

La giusta valorizzazione di ciò che si fatto, lo svuotamento del ghetto di via Anelli viene più volte citato, trova ancor più valore all’interno di un quadro coerente di azione politica ed amministrativa; rischia invece di non trovare rilevanza se le azioni, e i messaggi che ne conseguono, sono contraddittori (ad es. l’adozione di un’ottica securitaria che asseconda l’idea di Padova città insicura e pericolosa tanto cara alla destra, ma non così drammatica nella esperienza reale di ciascuno di noi). Ancora, il rilievo che meritano eventi importanti come quelli legati alla cultura scientifica, viene mortificato se non è accompagnato da una coerente azione di “sedimentazione” nelle scelte di politica culturale. E’ necessario scegliere una strategia e perseguirla, valorizzando le risorse culturali, per nostra fortuna ricche, che la città ci offre.

Francesco Bicciato ha dimostrato in molte occasioni la capacità di promuovere partecipazione vera, penso, solo per fare un esempio tra i tanti possibili, al regolamento antenne, ma tocca con mano anche lui ogni giorno la difficoltà di una diversa politica della mobilità che andrebbe direttamente a influire sulla qualità ambientale, perchè altri hanno visioni diverse della città, sia dal punto di vista urbanistico che sociale, e lontane da quanto stabilito nel programma elettorale.

Padova è una città complessa e, come il resto del Paese, sta vivendo una fase di trasformazione economica e sociale difficile, ma che può rivelarsi ricca di potenzialità positive se si ha il coraggio delle scelte capaci di invertire la tendenza sempre più forte al distacco/disprezzo nei confronti della politica, che avverto come uno dei pericoli più inquietanti per la democrazia.

La forza che dobbiamo valorizzare è proprio la capacità di affrontare i problemi, scegliendo senza esitazioni la strada del confronto: aprire con coraggio il confronto, recuperando il ritardo sulla partecipazione (chiarendo una volta per tutte che questo termine non significa informazione ai cittadini o documentazione sulle loro opinioni, ma processo, anche conflittuale, di costruzione condivisa delle scelte) penso sia la strada maestra per portare a termine con successo questi 5 anni di amministrazione e preparare il terreno per una nuova vittoria.

Giuliana Beltrame
Consigliera Comunale

mercoledì 13 giugno 2007

Gianni Ballestrin*: Tra urbanistica e partecipazione molte delusioni


La grande suggestione che ha caratterizzato la campagna elettorale che ha visto vincere il sindaco Zanonato, si era sviluppata attorno all’idea condivisa di una partecipazione attiva dei cittadini nella gestione della cosa pubblica. Nasceva dalla consapevolezza di dover creare un’alternativa alla visione privatistica praticata negli anni dalla precedente amministrazione e contemporaneamente rilanciare un progetto sulla città che avesse nelle sue fondamenta una visione non solo mercificata del benessere dei cittadini.
La questione era dunque quella di una contrapposizione culturale ed etica attorno all’idea stessa di bene comune e della sua effettiva comune gestione. Essa non solo veniva sostenuta in campagna elettorale, ma la si proponeva come elemento costitutivo dello stesso programmare, prima ancora dell’agire, ed è qui che il fallimento registrato si fa più doloroso. Perché proprio quegli aspetti del programma di cui il documento “100 firme per riaprire il dibattito politico a Padova” lamenta l’abbandono, sono quelli che discendevano dallo sforzo di delineare un percorso che si definisse come proposta condivisa, asse portante dell’alleanza tra cittadini ed amministratori che si avviavano ad affrontare il futuro insieme. Invece.
Invece l’assessorato alla partecipazione, che doveva essere l’emblema stesso della nuova filosofia di governo, è stato sostenuto per lungo tempo in una sostanziale condizione di empasse permanente e alla fine, persino il suo titolare lo ha abbandonato lasciandosi cadere come la foglia di fico che rinuncia a coprire la vergogna.
Altra grande suggestione in campagna elettorale era stata quella dell’opzione zero alla ulteriore edificazione ma questa opzione si è scandalosamente invertita con la grande produzione di metri cubi cui si è assistito. La bandiera sventolata, quella della perequazione indicata come la grande soluzione alla drammatica scarsità di fondi di cui soffrono le amministrazioni locali, si è purtroppo dimostrata di colore bianco. Infatti, sostenuta l’ineluttabilità della perequazione, ci si è arresi al volere del privato, derogando in toto dalla vocazione ad amministrare, orientare, indirizzare. Quel che si è visto, di conseguenza, è stato il protagonismo della progettazione privata in una visione del pubblico di fatto sussidiaria e non orientante della realtà produttiva del territorio che viene vista come il vero motore della città.
Il progect financing, altra strategia adottata per realizzare opere di interesse pubblico con capitali privati, ripropone lo stesso schema gerarchico che vede il pubblico ancora in posizione subalterna.
Insomma la questione appare evidente: scarsa autonomia progettuale, debolezza e subalternità al privato.

L’unica risposta in cui si può sperare è la ripresa di interesse dei cittadini che tornino a pretendere di partecipare alla progettazione della città mettendo in crisi un modello di sviluppo che nega le condizioni della convivenza, dell’integrazione, della qualità della vita. E’ assurdo e anche ipocrita affrontare le grandi contraddizioni del vivere sociale lanciando temi come quello della prostituzione o della sicurezza senza rendersi conto che è la città che si è realizzato, il suo stesso progetto, la causa prima del degrado che oggi si denuncia.
* insegnante

P.s.
Nell’articolo di oggi (14/06/07 n.d.m.) “Sinigaglia: solita sinistra masochista”, Claudio Malfitano sintetizza in un virgolettato il mio contributo al blog dei Temi Perduti dal quale si dedurrebbe la mia attribuzione di responsabilità del degrado della città ai tre anni di gestione Zanonato. Il testo originale: “E’ assurdo e anche ipocrita affrontare le grandi contraddizioni del vivere sociale lanciando temi come quello della prostituzione o della sicurezza senza rendersi conto che è la città che si è realizzato, il suo stesso progetto, la causa prima del degrado che oggi si denuncia” non mi pare proprio testimoniare di questa intenzione.
Quel che volevo sottolineare è che una città in cui l’impianto urbanistico è stato, non da oggi, fortemente condizionato da scelte speculative, in cui l’aria è spesso irrespirabile, in cui la socialità giovanile si manifesta nel rito dello spritz, non sviluppare una politica partecipativa non produce l’inclusione, il senso di appartenenza, l’idea di comunità di cui c’è bisogno. Io credo che se il cittadino percepisce la città come sua, come ambiente ritagliato sulle sue esigenze esistenziali, se si percepisce come elemento attivo, abbandona ogni indifferenza. E’ la consapevolezza di poter contare sull’aiuto dell’altro (per una difficoltà, un malore, un tentativo di scippo) che genera il senso diffuso di sicurezza di cui la città ha bisogno.
La mia partecipazione alla discussione sui temi perduti nasce da quest’ultima considerazione e non vuole essere né demolitiva né masochista. Ammetto senz’altro il tono di delusione per quel clima perduto cui ho potuto partecipare nell’entusiasmo che ha accompagnato la campagna elettorale, ma affermo che quello stesso clima può essere riprodotto nella ripresa del dialogo tra cittadini e amministratori che oggi mi auspico.
Gianni Ballestrin

Fabrizio Caberlon* : Che ne è stato della partecipazione?

A tre anni di distanza dalle ultime elezioni comunali di Padova, è già tempo di bilanci per la coalizione di centro sinistra, che nel 2004, sulla spinta di una eccezionale mobilitazione di forze politiche, associazioni e singoli cittadini per la costruzione del programma e la gestione della campagna elettorale, aveva letteralmente travolto al primo turno lo schieramento di centro destra. Lo slogan vincente di quel programma elettorale lo si poteva riassumere in una parola, “Partecipazione” cioè cambiamento radicale rispetto al passato delle modalità di gestione della cosa pubblica, attraverso il coinvolgimento dei cittadini a vari livelli nelle scelte di indirizzo fondamentali, quali il bilancio, le politiche urbanistiche, la mobilità, la cultura, ecc.
Della svolta ipotizzata in quel programma in realtà poco o nulla è stato realizzato, e al di là di alcuni parziali risultati, dovuti prevalentemente all’iniziativa di singoli assessori o consiglieri, ci si è trovati fin da subito, cioè dalla composizione della giunta, di fronte alla riproposizione delle logiche e delle scelte che da sempre governano la politica e l’amministrazione della cosa pubblica (la spartizione delle cariche in rapporto alle appartenenze ed in spregio delle competenze, la sostanziale subalternità al potere economico, l’acritica adesione al modello di sviluppo del “Pifferaio Magico”, ecc.).
Emblematica della distanza che si è creata tra il programma elettorale e il percorso di governo, credo sia la questione della Partecipazione, che da chiave di volta del cambiamento, a suo tempo evocata da tutti come riferimento e stella polare della buona amministrazione prossima ventura, è diventata oggetto, sotto forma di assessorato, di privato commercio per compensare gli squilibri della maggioranza consiliare, e al tempo stesso di pubblico ludibrio nelle grossolane battute di chi, dalle colonne della stampa locale, già si candida a successore dell’attuale sindaco (magari confidando nell’allineamento dei pianeti, dopo aver goduto nel 2004 di quello dei simboli elettorali…).
Di fronte a questa situazione, e alla difficoltà di riconoscersi in un’area di centro sinistra e di impegnarsi nonostante tutto per un progetto di cambiamento, difficoltà resa più che mai evidente e drammatica sia dal contesto nazionale che dai risultati delle recenti amministrative, emerge con urgenza la necessità di prospettare, anche nella nostra città, percorsi di dibattito e di riaggregazione che permettano alle persone, prima ancora che ai partiti e alle associazioni, di ritrovarsi, di confrontarsi e di misurarsi sul bisogno e il desiderio di riprendere la parola e l’iniziativa.
Tuttavia, se questo avverrà, e io mi auguro che avvenga al più presto, non credo che sarà sufficiente limitarsi a indicare le altrui responsabilità, o a spostare “più a sinistra” i paletti dei nostri confini, magari tornando a macinare slogan e luoghi comuni che sono solo l’altra faccia della medaglia della crisi della politica e della partecipazione; penso piuttosto che dovremmo , con umiltà e reciproca disponibilità, chiederci in che cosa ognuno di noi è mancato, e provare a trovare insieme le risposte.

* insegnante

Risposta del Sindaco

NON ASCOLTARE NON AIUTA IL CENTRO SINISTRA
Risposta di Lucio Passi * all’intervento del Sindaco

Sono uno dei cento che ha promosso la lettera aperta sui “temi perduti del programma del Sindaco” Ho letto la risposta di Zanonato dal titolo “Dire solo no non aiuta il centro sinistra”. Chissà perché non mi suona nuovo: tutte le volte che si espone una critica si è arruolati d’autorità al partito dei No, del non fare…
Venendo a quanto scrive il Sindaco: francamente mi sembra che risponda ad un altro appello, non certo al nostro.
Quando ad esempio “ci risponde” sul tema della partecipazione discetta su tutt’altre cose e non risponde alla semplice domanda che gli avevamo posto, ovvero: perché in questi tre anni non sono stati realizzati gli strumenti partecipazione indicati nel suo programma elettorale? Li si legge chiaramente nel programma amministrativo del Sindaco, approvato dal Consiglio Comunale del 7 luglio 2004. In esso, alle pagine 31, 32,e 33 sono descritti gli strumenti partecipativi che l’amministrazione avrebbe dovuto mettere in campo. Il Comune ad esempio avrebbe dovuto organizzare Forum dei cittadini che (testuale) in modo permanente e organizzato provvederà a migliorare la comunicazione e la reciproca informazione fra popolazione e amministrazione in ordine a fatti, problemi e iniziative che investano gli interessi collettivi. Il Forum potrà essere organizzato: per materia; per territorio per aggregazione di interessi.
O ancora il Comune avrebbe dovuto realizzare il Bilancio partecipativo comunale e di quartiere con l’obiettivo del (testuale) il concreto coinvolgimento della cittadinanza nella gestione delle risorse pubbliche partendo dalle necessità vere della persona. Si realizzerà attraverso assemblee aperte governate da un apposito regolamento.
Si tratta di strumenti che tendevano a fare della partecipazione qualcosa di più del semplice ascolto dei cittadini, fornendo percorsi normati e strutturati che permettano ai cittadini di intervenire sulla formazione dei processi politici e decisionali e di trasformarli. Partecipazione, quindi, è anche, in parte, cessione di potere dagli amministratori agli amministrati, all’interno di processi di confronto ben definiti ed organizzati
Tutte cose che nono sono state realizzate. Ora il rischio è che dell’insieme dei progetti sulla partecipazione contenuti nel programma del Sindaco si perda anche la memoria… Al contrario il Centro Sinistra, se non vuole perdere definitivamente credibilità nei confronti dei tanti elettori che proprio su questo tema l’hanno votato, dovrebbe rilanciare alla grande tutti gli strumenti partecipativi promessi.
Quanto al resto della lettera Zanonato risponde elencando i molti meriti, anche da noi riconosciuti all’amministrazione, ma non risponde alle domande di fondo poste dai 100: ad esempio perché urbanistica e mobilità, siano state, nella prassi realizzate in modo tanto diverso da come erano state descritte nel suo programma.
Come del resto le prime risposte all’appello, di Luisa Caimani, Gianno Tamino, Gianni Ballestrin, Fabrizio Caberlon pubblicate sul blog temiperduti.org (e riportate qui sotto) chiariscono bene.
* Coordinatore Legambiente Padova

DIRE SOLO DI NO NON AIUTA IL CENTROSINISTRA
di Flavio Zanonato *

Le elezioni amministrative in Italia e le stesse elezioni francesi, con la vittoria di Sarkozy, hanno posto drammaticamente il tema della capacità della sinistra di dare risposte convincenti ai problemi che vive la gente comune (e soprattutto chi appartiene ai ceti popolari), sulla base dei quali orienta il proprio consenso elettorale Non voglio prenderla alla larga, ma ho la netta impressione che i firmatari del documento pubblicato ieri (persone che a vario titolo appartengono ad associazioni di sinistra) siano assai lontani dal porsi la questione. Si limitano ad affermare le proprie convinzioni e a dichiararle giuste, come se questa fosse condizione sufficiente per avere ragione e per conquistare il consenso. Questa discussione è comunque un’occasione utile per fare il punto, dopo tre anni di governo cittadino e per aprire un confronto sul futuro. Partiamo dalla partecipazione e dalle sue diverse declinazioni. C’è chi la intende come una procedura per assumere le decisioni, sostitutiva e alternativa alle assemblee elettive. Le minoranze si organizzano su determinati interessi e provano a decidere al posto del Consiglio comunale o di quartiere. Non condivido questo tipo di «partecipazione» che alla verifica concreta riesce solo ad aggregare dei No. E’ sotto gli occhi di tutti che mettere insieme il «No Tav» con il «No Dal Molin» e ancora con il «No Mose» non ha come effetto una linea politica in grado di affrontare i problemi della gente, ma dà l’idea di una politica paralizzata e inefficace. L’esempio più drammatico di una sconvolgente somma di No che ha prodotto una forte ripulsa nei confronti del centrosinistra è la vicenda della Campania dove, nonostante un territorio di 13.600 chilometri quadrati, non è stato trovato un posto per smaltire i rifiuti. La partecipazione che invece condivido e sulla quale mi sono impegnato prevede: informazione, coinvolgimento, discussione, ascolto, confronto con tutti i cittadini interessati ad un problema fino ad una decisione assunta da chi ha il diritto e il dovere di farlo. Potrei ora elencare l’enorme quantità di incontri e di riunioni a cui ho partecipato, o a cui hanno partecipato gli assessori, su tutti i temi della vita cittadina, e come una costanza di ascolto abbia consentito di adeguare le iniziative dell’amministrazione ai bisogni espressi dai nostri cittadini. Noi ci siamo assunti l’onere della decisione, perché la partecipazione non è un concetto astratto, una bella parola senza conseguenze, e molte delle cose decise, se non fossero state accompagnate da un’opera di convinzione e di dialogo, non sarebbero state realizzate, un esempio: quando abbiamo spostato gli abitanti di via Anelli in altri quartieri abbiamo ascoltato i cittadini, spesso preoccupati e poco favorevoli, ma abbiamo anche deciso. Mi piacerebbe comunque sapere dai sostenitori della «partecipazione alternativa alla rappresentanza eletta» se esiste un esempio in Italia al quale fare riferimento, una città (Roma? Venezia? Bologna? Napoli?) dove poter vedere in funzione il metodo che viene richiesto all’amministrazione padovana. Mi piacerebbe poi capire come si applica la partecipazione quando occorre decidere dove collocare una moschea, le case per i cittadini immigrati (ne arriveranno altri 10.000 nei prossimi sei anni) o un campo per i nomadi. Sugli altri temi rispondo in modo sintetico, anche perché molte delle azioni messe in campo dall’amministrazione sono evidenziate nello stesso documento: le zone a traffico limitato, le piste ciclabili, il risparmio energetico, l’utilizzo del biodiesel negli autobus, la conversione a metano degli impianti di riscaldamento degli edifici pubblici e molto altro ancora. Certo, i sottoscrittori vedono il bicchiere mezzo vuoto e non fanno i conti con la carenza di risorse a disposizione degli enti locali, ma ciò non toglie che la mole dei provvedimenti assunti in tre anni sia davvero notevole. Padova è la prima città in Italia per la quantità di rifiuti che rientrano nel ciclo della raccolta differenziata; il nostro piano di risparmio energetico è considerato il migliore del Paese e ai massimi livelli nell’Unione europea; ci stiamo impegnando fino allo spasimo per far funzionare il metrotram, un mezzo che non abbiamo scelto noi e che, essendo sperimentale, presenta non pochi problemi; la variante al Prg non solo ha diminuito di un milione di metri cubi quanto previsto dalla giunta Destro, ma ha sancito uno degli indici di edificabilità più basso d’Italia. Possiamo fare di più e meglio su questi temi? Sicuramente sì, e ascolteremo le opinioni di tutti per aumentare il nostro impegno a favore della qualità della vita dei padovani. Con la consapevolezza, però, che anche altri temi stanno molto a cuore ai padovani. Mi riferisco alla sicurezza, al decoro urbano, al livello dei servizi sociali e all’efficacia delle risposte che riusciamo a fornire in campo economico e infrastrutturale. Un cittadino ha il diritto di vivere in tranquillità e serenità nel proprio quartiere, deve poter uscire di casa senza essere minacciato nella sua incolumità fisica e senza dover temere per i propri beni. Da queste necessità, dalle richieste che, ogni giorno, ci provengono dalla nostra comunità (a proposito di partecipazione!) nascono i provvedimenti su via Anelli, sulla prostituzione, sulla telesorveglianza e sulla presenza in centro e nelle periferie della Polizia municipale. Tutti provvedimenti che non sono stati mai disgiunti da iniziative di solidarietà e di cura del disagio (300 le prostitute inserite in percorsi sociali negli ultimi anni, oltre 200 le famiglie residenti in via Anelli che oggi vivono in una casa dignitosa, dopo che per anni sono state in autentici tuguri). Del resto Padova è una delle città italiane che investe più risorse nel sociale: 175 euro per abitante, contro una media provinciale di 50 euro. Stesso discorso vale per la questione infrastrutturale, fondamentale per un tessuto produttivo di primo livello come quello padovano. Lo sviluppo economico è un’assoluta priorità per la nostra città e non possiamo non dare risposte concrete alle aziende, agli esercizi commerciali, che ci chiedono un sistema viario moderno ed efficace per consentire in tempi ragionevoli il movimento di persone e merci. Così come non possiamo ignorare le piccole imprese, gli artigiani, i commercianti che si sentono oberati da un fisco troppo severo con chi lavora e troppo indulgente con chi specula. Su questi temi mi piacerebbe che tutta l’Unione si misurasse, così come mi piacerebbe che anche chi, dal mondo associativo, giudica l’operato dei politici, si misurasse qualche volta con il consenso elettorale che è il principale metro per misurare la democrazia. Tira una brutta aria per la politica e per il centrosinistra, soprattutto dalle nostre parti. Finché potrò, mi batterò per creare le condizioni affinché la mia parte politica possa competere e vincere, senza rassegnarsi a diventare minoranza ininfluente e marginale nelle nostre comunità. Mi auguro che anche altri vogliano misurarsi con questi problemi e rispondere alle preoccupazioni della nostra gente.* Sindaco di Padova