NON ASCOLTARE NON AIUTA IL CENTRO SINISTRA
Risposta di Lucio Passi * all’intervento del Sindaco
Sono uno dei cento che ha promosso la lettera aperta sui “temi perduti del programma del Sindaco” Ho letto la risposta di Zanonato dal titolo “Dire solo no non aiuta il centro sinistra”. Chissà perché non mi suona nuovo: tutte le volte che si espone una critica si è arruolati d’autorità al partito dei No, del non fare…
Venendo a quanto scrive il Sindaco: francamente mi sembra che risponda ad un altro appello, non certo al nostro.
Quando ad esempio “ci risponde” sul tema della partecipazione discetta su tutt’altre cose e non risponde alla semplice domanda che gli avevamo posto, ovvero: perché in questi tre anni non sono stati realizzati gli strumenti partecipazione indicati nel suo programma elettorale? Li si legge chiaramente nel programma amministrativo del Sindaco, approvato dal Consiglio Comunale del 7 luglio 2004. In esso, alle pagine 31, 32,e 33 sono descritti gli strumenti partecipativi che l’amministrazione avrebbe dovuto mettere in campo. Il Comune ad esempio avrebbe dovuto organizzare Forum dei cittadini che (testuale) in modo permanente e organizzato provvederà a migliorare la comunicazione e la reciproca informazione fra popolazione e amministrazione in ordine a fatti, problemi e iniziative che investano gli interessi collettivi. Il Forum potrà essere organizzato: per materia; per territorio per aggregazione di interessi.
O ancora il Comune avrebbe dovuto realizzare il Bilancio partecipativo comunale e di quartiere con l’obiettivo del (testuale) il concreto coinvolgimento della cittadinanza nella gestione delle risorse pubbliche partendo dalle necessità vere della persona. Si realizzerà attraverso assemblee aperte governate da un apposito regolamento.
Si tratta di strumenti che tendevano a fare della partecipazione qualcosa di più del semplice ascolto dei cittadini, fornendo percorsi normati e strutturati che permettano ai cittadini di intervenire sulla formazione dei processi politici e decisionali e di trasformarli. Partecipazione, quindi, è anche, in parte, cessione di potere dagli amministratori agli amministrati, all’interno di processi di confronto ben definiti ed organizzati
Tutte cose che nono sono state realizzate. Ora il rischio è che dell’insieme dei progetti sulla partecipazione contenuti nel programma del Sindaco si perda anche la memoria… Al contrario il Centro Sinistra, se non vuole perdere definitivamente credibilità nei confronti dei tanti elettori che proprio su questo tema l’hanno votato, dovrebbe rilanciare alla grande tutti gli strumenti partecipativi promessi.
Quanto al resto della lettera Zanonato risponde elencando i molti meriti, anche da noi riconosciuti all’amministrazione, ma non risponde alle domande di fondo poste dai 100: ad esempio perché urbanistica e mobilità, siano state, nella prassi realizzate in modo tanto diverso da come erano state descritte nel suo programma.
Come del resto le prime risposte all’appello, di Luisa Caimani, Gianno Tamino, Gianni Ballestrin, Fabrizio Caberlon pubblicate sul blog temiperduti.org (e riportate qui sotto) chiariscono bene.
* Coordinatore Legambiente Padova
DIRE SOLO DI NO NON AIUTA IL CENTROSINISTRA
di Flavio Zanonato *
Le elezioni amministrative in Italia e le stesse elezioni francesi, con la vittoria di Sarkozy, hanno posto drammaticamente il tema della capacità della sinistra di dare risposte convincenti ai problemi che vive la gente comune (e soprattutto chi appartiene ai ceti popolari), sulla base dei quali orienta il proprio consenso elettorale Non voglio prenderla alla larga, ma ho la netta impressione che i firmatari del documento pubblicato ieri (persone che a vario titolo appartengono ad associazioni di sinistra) siano assai lontani dal porsi la questione. Si limitano ad affermare le proprie convinzioni e a dichiararle giuste, come se questa fosse condizione sufficiente per avere ragione e per conquistare il consenso. Questa discussione è comunque un’occasione utile per fare il punto, dopo tre anni di governo cittadino e per aprire un confronto sul futuro. Partiamo dalla partecipazione e dalle sue diverse declinazioni. C’è chi la intende come una procedura per assumere le decisioni, sostitutiva e alternativa alle assemblee elettive. Le minoranze si organizzano su determinati interessi e provano a decidere al posto del Consiglio comunale o di quartiere. Non condivido questo tipo di «partecipazione» che alla verifica concreta riesce solo ad aggregare dei No. E’ sotto gli occhi di tutti che mettere insieme il «No Tav» con il «No Dal Molin» e ancora con il «No Mose» non ha come effetto una linea politica in grado di affrontare i problemi della gente, ma dà l’idea di una politica paralizzata e inefficace. L’esempio più drammatico di una sconvolgente somma di No che ha prodotto una forte ripulsa nei confronti del centrosinistra è la vicenda della Campania dove, nonostante un territorio di 13.600 chilometri quadrati, non è stato trovato un posto per smaltire i rifiuti. La partecipazione che invece condivido e sulla quale mi sono impegnato prevede: informazione, coinvolgimento, discussione, ascolto, confronto con tutti i cittadini interessati ad un problema fino ad una decisione assunta da chi ha il diritto e il dovere di farlo. Potrei ora elencare l’enorme quantità di incontri e di riunioni a cui ho partecipato, o a cui hanno partecipato gli assessori, su tutti i temi della vita cittadina, e come una costanza di ascolto abbia consentito di adeguare le iniziative dell’amministrazione ai bisogni espressi dai nostri cittadini. Noi ci siamo assunti l’onere della decisione, perché la partecipazione non è un concetto astratto, una bella parola senza conseguenze, e molte delle cose decise, se non fossero state accompagnate da un’opera di convinzione e di dialogo, non sarebbero state realizzate, un esempio: quando abbiamo spostato gli abitanti di via Anelli in altri quartieri abbiamo ascoltato i cittadini, spesso preoccupati e poco favorevoli, ma abbiamo anche deciso. Mi piacerebbe comunque sapere dai sostenitori della «partecipazione alternativa alla rappresentanza eletta» se esiste un esempio in Italia al quale fare riferimento, una città (Roma? Venezia? Bologna? Napoli?) dove poter vedere in funzione il metodo che viene richiesto all’amministrazione padovana. Mi piacerebbe poi capire come si applica la partecipazione quando occorre decidere dove collocare una moschea, le case per i cittadini immigrati (ne arriveranno altri 10.000 nei prossimi sei anni) o un campo per i nomadi. Sugli altri temi rispondo in modo sintetico, anche perché molte delle azioni messe in campo dall’amministrazione sono evidenziate nello stesso documento: le zone a traffico limitato, le piste ciclabili, il risparmio energetico, l’utilizzo del biodiesel negli autobus, la conversione a metano degli impianti di riscaldamento degli edifici pubblici e molto altro ancora. Certo, i sottoscrittori vedono il bicchiere mezzo vuoto e non fanno i conti con la carenza di risorse a disposizione degli enti locali, ma ciò non toglie che la mole dei provvedimenti assunti in tre anni sia davvero notevole. Padova è la prima città in Italia per la quantità di rifiuti che rientrano nel ciclo della raccolta differenziata; il nostro piano di risparmio energetico è considerato il migliore del Paese e ai massimi livelli nell’Unione europea; ci stiamo impegnando fino allo spasimo per far funzionare il metrotram, un mezzo che non abbiamo scelto noi e che, essendo sperimentale, presenta non pochi problemi; la variante al Prg non solo ha diminuito di un milione di metri cubi quanto previsto dalla giunta Destro, ma ha sancito uno degli indici di edificabilità più basso d’Italia. Possiamo fare di più e meglio su questi temi? Sicuramente sì, e ascolteremo le opinioni di tutti per aumentare il nostro impegno a favore della qualità della vita dei padovani. Con la consapevolezza, però, che anche altri temi stanno molto a cuore ai padovani. Mi riferisco alla sicurezza, al decoro urbano, al livello dei servizi sociali e all’efficacia delle risposte che riusciamo a fornire in campo economico e infrastrutturale. Un cittadino ha il diritto di vivere in tranquillità e serenità nel proprio quartiere, deve poter uscire di casa senza essere minacciato nella sua incolumità fisica e senza dover temere per i propri beni. Da queste necessità, dalle richieste che, ogni giorno, ci provengono dalla nostra comunità (a proposito di partecipazione!) nascono i provvedimenti su via Anelli, sulla prostituzione, sulla telesorveglianza e sulla presenza in centro e nelle periferie della Polizia municipale. Tutti provvedimenti che non sono stati mai disgiunti da iniziative di solidarietà e di cura del disagio (300 le prostitute inserite in percorsi sociali negli ultimi anni, oltre 200 le famiglie residenti in via Anelli che oggi vivono in una casa dignitosa, dopo che per anni sono state in autentici tuguri). Del resto Padova è una delle città italiane che investe più risorse nel sociale: 175 euro per abitante, contro una media provinciale di 50 euro. Stesso discorso vale per la questione infrastrutturale, fondamentale per un tessuto produttivo di primo livello come quello padovano. Lo sviluppo economico è un’assoluta priorità per la nostra città e non possiamo non dare risposte concrete alle aziende, agli esercizi commerciali, che ci chiedono un sistema viario moderno ed efficace per consentire in tempi ragionevoli il movimento di persone e merci. Così come non possiamo ignorare le piccole imprese, gli artigiani, i commercianti che si sentono oberati da un fisco troppo severo con chi lavora e troppo indulgente con chi specula. Su questi temi mi piacerebbe che tutta l’Unione si misurasse, così come mi piacerebbe che anche chi, dal mondo associativo, giudica l’operato dei politici, si misurasse qualche volta con il consenso elettorale che è il principale metro per misurare la democrazia. Tira una brutta aria per la politica e per il centrosinistra, soprattutto dalle nostre parti. Finché potrò, mi batterò per creare le condizioni affinché la mia parte politica possa competere e vincere, senza rassegnarsi a diventare minoranza ininfluente e marginale nelle nostre comunità. Mi auguro che anche altri vogliano misurarsi con questi problemi e rispondere alle preoccupazioni della nostra gente.* Sindaco di Padova