giovedì 28 giugno 2007

A. D'Agostino: Intervento nel dibattito

Credo che se c’è un elemento indiscutibile, emerso chiaramente nel dibattito cittadino lanciato dall’appello temi perduti, questo è, ancora una volta, l’assoluta sordità dell’Amministrazione Comunale, e soprattutto del primo cittadino e del suo entourage. Non è una novità, non è la prima volta, e temo non sarà neppure l’ultima nei due anni che mancano a fine mandato, ma la risposta (le risposte) che vengono da palazzo alla seria e più che ponderata critica dei firmatari dell’appello è di una semplicità disarmante: o sei con me o contro di me; se raccogli firme per discutere la mia politica del territorio, ti annullo con un contro blog. Seguiranno altre misure…
E’ così che andiamo avanti a Padova da un bel po’ di tempo, con un dibattito ingessato, con un’arena politica assolutamente asfittica, che regala al centro destra risultati insperati, e senza neppure la fatica di conquistarseli.
Noi verdi (i pazzarielli, ci definisce Franzin) ci siamo da tempo abituati a questo tran tran. L’aut aut l’abbiamo rispedito al mittente da tempo e francamente non ne siamo per nulla pentiti: abbiamo continuato a partecipare alle iniziative che riteniamo positive (l’azione amministrativa contro l’elettrosmog, ad esempio) ma ci siamo presi il lusso di opporci alle scelte urbanistiche devastanti per il territorio (dalle torri Gregotti al Ponte Verde, dalla variante Mariani all’auditorium).
Attenzione: in questi tre anni c’è un’unica commissione comunale che non ha praticamente mai saltato una settimana, ed anzi si è riunita anche più volte: la V°, commissione urbanistica, presieduta da Sandro Faleschini, con assessore (Mariani) iper presente. E lì è passato tanto, ma tanto di quel cemento (non solo la variante, ma decine e decine di PIRU e PIRUEA), che appesterà la città per decenni. Tutto quello che c’era prima, di cui non si è revocato niente, e molto altro.
Pazzarielli ? Sarà, ma a noi sembra più folle star dentro all’asse Zanonato-Casarin, che è fatto di strade (mica stradine, GRA), speculazioni edilizie (PP1 docet) e governo autoritario del territorio.
Sì perché l’altro capo della fune che il centro sinistra padovano si sta mettendo al collo è la conquista del primato in campo di moralismo (vedi ordinanza contro la prostituzione), di senso del “decoro” (crociate varie anti accattoni, zingari, spritz), di intolleranza ed incapacità di dialogo (ricordate “ il muretto prodromico al terrorismo” davanti all’ufficio di Mariani ?). A quante altre strette di mano con Ascierto dovremo assistere nei due anni che ci separano dalle elezioni?
“Diritti sicuri” è l’altro appello a cui io ho aderito, come alcuni dei firmatari del vostro. Non è alternativo, nasce e cresce dal rifiuto del totalitarismo culturale che permea l’azione di questa amministrazione.
Certo noi abbiamo fatto una scelta radicale, e non perché ci piaccia fare la parte dei puristi, ma perché di fronte all’assoluta indisponibilità di questa amministrazione a discutere e a farsi inquinare dal rapporto con il territorio, con i comitati, con le associazioni, con i cittadini abbiamo preferito tornare dalla parte dei comitati e dei cittadini. Il tema perduto di cui parla l’appello è quello che per noi costituiva la centralità del nuovo rapporto con il territorio e le sue esigenze; l’assessorato alla partecipazione doveva rappresentare proprio questo, una cessione di potere verso il basso. Non c’è voluto molto per capire che l’interpretazione corrente a palazzo della “partecipazione” era in realtà condensata nella “comunicazione informativa” delle decisioni, con i patetici schemini di cui Scortegagna era maestro.
Concludo: la vostra iniziativa dimostra che a Padova c’è ancora vita sociale e politica inascoltata, c’è ancora voglia di discutere di cose serie, c’è ancora voglia, bisogno, ineludibile necessità di contare nelle decisioni. L’esperienza del “referendum Gregotti” è stata, sotto questo profilo, estremamente significativa ed ha saputo coniugare l’intelligenza di più soggetti con la volontà del territorio di non farsi saccheggiare (ulteriormente); credo che non vada sprecata, che vada ripresa, non solo per fare un “piano alternativo per l’arcella” (difficile oggi pensare che vada in porto, con l’aria che tira…), ma per creare le condizioni per arrivare a fine corsa con successo, con intorno l’aria per respirare, l’acqua per nuotare e soprattutto con la voglia di continuare a battersi per una città diversa, accogliente, umana, meno cementificata (ed asfaltata).

Aurora d’Agostino - Verdi Padova

G. Sandon: D'obbligo la connivenza?

“Il progetto del cosiddetto “orbitale” va decisamente rifiutato nel tratto Ronchi di Villafranca – Limena – Vigodarzere – Cadoneghe perché generatore di ulteriore traffico e tale da provocare pesanti e definitive alterazioni ambientali, e tale da promuovere un’ulteriore cementificazione del territorio con pesanti danni alla salute degli attuali residenti”.

Chi l’ha scritto? Zanonato nel suo programma elettorale! Dove ancora si legge:

“Sarà compito della futura amministrazione valutare, assieme ai nuovi proprietari dell’area PP1, la possibilità di un rapporto pubblico privato che consenta di realizzare l’auditorium per la musica in quella che appare l’area più adatta per la sua vicinanza alla Stazione ferroviaria e all’area museale degli Scrovegni”. E più avanti: “A Padova si evidenzia in particolare la necessità di realizzare il parco delle acque e delle Mura”.

E ancora:

“Sono guardate con preoccupazione e con contrarietà le iniziative per l’edilizia abitativa che distruggono il poco territorio libero della Città e che contrastano con lo sviluppo demografico di Padova che sta perdendo abitanti”. Per cui bisogna “ridurre drasticamente od eliminare l’edificabilità nel territorio periurbano salvaguardando quel che resta dei “cunei verdi”.

TUTTI IMPEGNI TRADITI. CLAMOROSAMENTE TRADITI.

E tollerare il tradimento, atteggiamento già di per sé poco dignitoso, vuol anche dire incrinare pericolosamente la fiducia su confronto e partecipazione. A cosa possono servire infatti questi strumenti se tanto poi da parte di chi governa ci si sente autorizzati a fare quel che si vuole? Almeno non si pretenda la connivenza!

Gianni Sandon, del CdA Parco Colli Euganei

mercoledì 27 giugno 2007

S. Benacchio: A proposito di "temi perduti" ...

Dopo aver letto la stampa locale in questi giorni, mi sono interrogata sulla necessità evidenziata da taluni (Ruzzante, in testa) di dare una "risposta" all'appello sui "temi perduti", attraverso una contrapposta raccolta di firme a sostegno delle "cose fatte" dall'amministrazione comunale, in realtà a sostegno della persona del Sindaco Zanonato.
Ora, se la risposta ad una richiesta di confronto e di partecipazione da parte delle associazioni promotrici è stata questa, significa che qui a Padova siamo arrivati (ahimè) ... alla frutta e che l'amministrazione è piuttosta "sorda" alle istanze di quanti vogliono dare il loro contributo partecipativo al governo della città: non a caso -- da quanto ho letto -- lo stesso Ruzzante avrebbe detto che le associazioni devono solo "collaborare" e Zanonato ha ribadito che le decisioni in ogni caso le assume l'amministrazione.
Dunque la parola d'ordine è ormai quella "allinearsi" e "non rompere le scatole".
Il fiore all'occhiello della campagna elettorale di Zanonato che era la "partecipazione" finalmente si è rivelata per quello che era sin dall'origine: una bella bufala! Tant'è che Zanonato, in questi gg. in cui si discute di assegnare o no la delega alla participazione, ha sostanzialmente detto che la partecipazione non ha senso, anche perchè non sa neppure bene come si deve fare!
Che delusione, che tristezza, vedere i cittadini e le associazioni in cui si riconoscono ridotte ad una massa di "sudditi".
E intanto ... il cemento avanza; si riducono i parchi pubblici;, si sperpera il denaro in un tram che nessuno voleva e che allo stato provoca solo intralci e incidenti; non si mette mano ad un piano del traffico e della vabilità urbana e periurbana; non si incentiva e si migliora il trasporto pubblico; non ci si preoccupa più di tanto dello stato di inquinamento del suolo e dell'aria; MA IN COMPENSO ci si prende per i capelli per le nomine, le poltrone, per le TANTE E TROPPE PAROLE VUOTE SPESE sui giornali.
Un caro saluto

Avv. Silvia Benacchio

A. Micalizzi: Intervento sulla partecipazione

Non voglio certo polemizzare con i firmatari dell'appello… ci mancherebbe altro, vorrei però contribuire alla discussione offrendo il punto di vista di un Presidente di Quartiere che si confronta quotidianamente con il tema, e con la pratica, della partecipazione.

Anzitutto non condivido l’idea che sulla partecipazione non si sia fatto nulla: ci sono diversi provvedimenti e esperienze concrete; si possono mettere in discussione come si può essere d’accordo, ma ci sono. Allora, la prima cosa che vorrei dire è che se l’obbiettivo della critica dei firmatari è quello di “aiutare” e non “demolire” sarebbe stato più utile partire dalle esperienze svolte, cogliendone i limiti e i punti di forza, piuttosto che limitarsi ad un generico “non si è fatto nulla”.

Allora provo io ad iniziare una discussione sul merito, sollevo due temi secondo me importanti, senza la pretesa di esaurire la discussione e vediamo se riusciamo a dare un contributo positivo tutti insieme.

Prima questione: i Quartieri sono il luogo più vicino per la partecipazione dei cittadini. In questi anni ci siamo interrogati su come potenziare il loro ruolo convinti che più che nuovi regolamenti, servissero alle circoscrizioni maggiori risorse: meno pareri da esprimere, più competenze certe e più soldi a disposizione. Ecco che dal primo Bilancio della Giunta Zanonato sono stati spostati dai Settori ai Consigli di Quartiere ben 1 milione di euro per Circoscrizione: una bella boccata d’ossigeno!! Soldi a disposizione per poter finanziare interventi di priorità del Quartiere, senza dover passare per gli uffici centrali. Questo mi pare un punto importante da cui partire e su cui sarebbe interessante sviluppare una discussione su come i Quartieri potrebbero migliorare la loro capacità di orientare investimenti ora che dispongono di maggiori risorse.

Seconda questione: esperienze di percorsi partecipati. Anche qui, proviamo a partire dalle cose fatte e vediamo come migliorare. Nel quartiere dove Amministro io, il 3 Est, abbiamo appena concluso un percorso partecipato per la definizione del Piano di Assetto del Territorio (PAT) alla quale hanno partecipato molti tra rappresentanti di Comitati, Enti, Associazioni ecc… e molti sono i temi e le questioni che sono state raccolte. Ora ci avviamo alla fase in cui i tutti i Quartieri porteranno al Comune le proposte dei cittadini per il PAT: una discussione utile potrebbe essere quella di pensare a come i Quartieri possono incidere di più con le loro proposte. Intanto l’Amministrazione Comunale ha messo a loro disposizione 10.000 euro per ingaggiare dei professionisti che regolassero la partecipazione con i cittadini e traducessero in proposta urbanistica le segnalazioni e i contributi emersi ai tavoli partecipativi. Un’esperienza utile e positiva. Discutiamo allora su quali altri strumenti si possono mettere in campo, ma intanto impariamo ad usare i nuovi.

Ma ancora altre sono le esperienze attiviate. Nel Quartiere 3 Est ad esempio negli scorsi anni si sono svolti tre laboratori di partecipazione: a Mortise, a Camin e al Pescarotto. Cicli di assemblee in cui con i residenti abbiamo individuato alcune priorità e predisposto alcuni progetti: al Pescarotto la tanto citata ZTL notturna e interventi di riqualificazione urbana di una piazza e di due aree verdi, a Camin la realizzazione della pista ciclabile su via Vigonovese, la realizzazione di alcuni parcheggi e nuova viabilità, e a Mortise, la riqualificazione di via Madonna della Salute. Moltissimi sono stati i residenti coinvolti a queste assemblee e oggi alcuni lavori sono già iniziati (vedi la rotonda a Mortise su via Cardan) e gli altri partiranno a breve. Sono tutte opere discusse e progettare con i cittadini, finanziate dal Quartiere e che oggi vengono realizzate. Su questo mi pare utile fare una riflessione su come i Quartieri possano quindi raggiungere buoni risultati di bilancio partecipato su interventi di riqualificazione urbana essendo (con il milione di euro) autosufficienti dal punto di vista delle risorse.

Come non escluderei dal ragionamento alcune altre esperienze concrete messe in campo dal Comune come ad esempio la definizione di un regolamento per l’installazione delle antenne di telefonia mobile messo a punto dall’Ass. Bicciato attraverso un grande lavoro di partecipazione con i comitati e le associazioni, assieme all’esperienza dello “Sportello Antenne” nei quartieri, a disposizione dei cittadini.

Ecco, ho citato alcuni esempi che richiamano però a tanti temi. Spero di aver dato un contributo concreto alla discussione, e vi confesso, mi piacerebbe anche mettere a confronto idee di partecipazione con esperienze dirette e concrete che questa Amministrazione ha realizzato, consapevoli che nessuno di noi ha la verità in tasca e che le cose non sono mai o solo bianche o solo nere: possiamo dire che ci vogliamo impegnare tutti di più su questi temi senza dover negare o disprezzare ciò che ha fatto l’altro. Io sono per confrontarmi e non per i giudizi secchi.


Andrea Micalizzi

Presidente Quartiere 3 Est

martedì 26 giugno 2007

M. Ulliana: Cambridge città d'acque. Perchè Padova no?

It's impossible, that's incredible...ohps, sorry,.. scusate, è difficile dire, in italiano o in inglese che sia, l'entusiasmo suscitato dalla trasferta della scorso week end in Cambridge per l'incontro tra gli Amissi del Piovego e i Friends of the Cam (gli amici del Cam, il fiume cittadino da cui deriva il nome Cambridge, "Ponte sul Cam").

Non solo per lo scambio delle reciproche tecniche di voga in piedi. La loro "punting", su tipiche imbarcazioni di legno a fondo piatto manovrate dal "punter" tramite una pertica. E la nostra Voga alla Veneta, che praticheremo nel ritorno del gemellaggio il prossimo 23 giugno, nel corso della Festa dell'Acqua e della regata di San Giovanni, al Portello e in Golena di S. Massimo.

Ma anche per il contesto ambientale, culturale e sociale di questa cittadina inglese, notissima nel mondo per la sua importante università, che ha sfornato decine e decine di premi Nobel, un po' meno nota a noi per le caratteristiche urbanistiche di governo del territorio e di valorizzazione delle sue acque, elemento catalizzatore del vivere, essenza dell'identità, rispettate quanto il genius loci.

Cambridge come Padova, si potrebbe dire soffermandoci sulle premesse: storia, cultura, tradizioni, territorio. Cambridge, territorio, d'acque, come Padova.

In realtà le differenze le si notano a livello di quotidiana qualità della vita.

Lì i grandi parcheggi sono fuori del centro abitato ("Park and Ride", "Parcheggia e Vai", lo slogan). Qui invece si sono progetti di mega parking centrali sotto e sopra terra. Là un sistema flessibile dedicato alla mobilità integrata fatta di bus, treni, taxi a volontà, piste ciclo-pedonali, e in ultima pure risciò e piccoli economici velivoli, per tutte le ore, le tasche e i clienti. Qui un tram su rotaia, quindi poco flessibile, unica soluzione innovativa per la mobilità, a parte le nuove strade automobilistiche. Bici a volontà, là. Bici a volontà qui. Ma nessuna pista ciclabile è occupata come qui da auto private in sosta. Chi guida ha il rispetto sacro di pedoni e ciclisti. Le regole del codice della strada sono osservate e fatte osservare. Nessun abitante di Cambridge pretende di avere l'auto sotto casa, negozio, parrocchia, palestra, ospedale, o ufficio. Là valorizzazione e rispetto dei corsi d'acqua. Qua canali tombinati. A Cambridge vi è una chiara identità british, dovuta alla conservazione del patrimonio monumentale ed edilizio storico, anche se la popolazione è cosmopolita. A Padova è continua ricerca ostinata di soluzioni di edilizia anonima, con moderne cliniche universitarie costruite sopra mura e bastioni cinquecenteschi, e la pretesa poi che il foresto parli veneto.

Non da ultimo, a Cambridge, abbiamo constatato lo straordinario rapporto con l'acqua, vissuta come elemento naturale ed integrato dell'urbanistica, della socialità, della cultura, dello studio, dell'economia. L'acqua è animata. E' viva. E' fatta vivere. Grazie alle scelte urbanistiche. Sono decine le remiere che si affacciano sulle acque del centro. Decine i punti di noleggio. Migliaia le persone che vogano o sono semplici passeggeri portati con le imbarcazioni. Insomma si godono il contesto. Particolare in questo ultimo fine settimana per altro, per l'occasione delle feste di fine anno accademico, coincise con la nostra visita.

Abbiamo provato il punting, e osservato dall'acqua del Cam le meraviglie dei numerosi college che vi si affacciano, o meglio, che fanno da quinta a meravigliosi prati verdi (all'inglese) quasi a raso, sulle acque del Cam. Le rive sono perfettamente palificate con pali di legno per la stabilità di rive e alveo. Sulla riva di fronte al prestigioso centrale e monumentale King's College tranquille pascolavano le mucche. Nessuna vergogna della natura e nessuna spculazione edilizia pronta a trasformare uno spazio "vuoto" centralissimo in qualcosa di pieno (di soldi). Il Major (Sindaco) e la cittadinanza l'avrebbero impedito.

Infine abbiamo potuto osservare anche dal cielo, con il Cessna dell'areoclub locale, pilotato da uno dei vogatori inglesi (dall'acqua all'aria), l'area del Cambridgeshire, dove scorrono diversi rivi, tra cui il Cam. E' un tripudio dall'alto di colori verde, marrone, celeste. Tante piccole darsene con piccole imbarcazioni. Nessun tetto griggio cemento tipico dei capannoni veneti delle diffuse zone artigianali-industriali (una per comune). Le zone industriali e artigianali ci sono anche là, ma le hanno distribuite in modo da non inquinare il paesaggio (anche l'occhio vuole la sua parte). L'economia, anche turistica, non ne ha risentito di certo, visto che comunque la modernità al top delle tecnologie è ben presente, ma non invasiva. E' l'applicazione logica, presente e futura, che il convivere in un ambiente naturale con le comodità più attuali e ben organizzate può essere molto produttivo, soprattuto di energie mentali. Semplice ricetta, semplice come bere un bicchier d'acqua. Acqua come bene prezioso, però.

Amissi del Piovego

Maurizio Ulliana

lunedì 25 giugno 2007

P. Tollio*: Perchè ho firmato l'iniziativa "Temi perduti"

Riconosco l’impegno e le difficoltà di Zanonato per governare una città complessa come Padova tanto più ora che la capacità politica dei partiti è in calo, e quelli di centrosinistra sono in difficoltà. Riconosco anche che chi amministra è spesso costretto a misurarsi con problemi e proposte altrui, che costringono strada facendo, anche a prendere decisioni fuori del programma elettorale.

Tuttavia dopo 5 anni di giunta Destro che, tra le altre cose, ha portato alla cessione di una parte di APS ad ACEGAS e all’infelice scelta del tram della LOHR, mi sarei aspettato di più da questa Amministrazione. Perciò ho aderito all’iniziativa dei firmatari dei “temi perduti” con la speranza di rilanciare il programma elettorale di Zanonato, non certamente perché animato da uno spirito massimalista e masochista come qualcuno invece ha affermato.

Mi soffermo soltanto sul tema della mobilità che da almeno un decennio risulta essere la questione che maggiormente interessa e preoccupa i cittadini padovani, sia per il tempo sprecato sulla strada, ma ancor più per la gravità dell’inquinamento. A scanso di equivoci, lo faccio ricordando le cose positive fatte da questa Amministrazione Comunale per combattere l’inquinamento e il traffico: targhe alterne, ampliamento delle ZTL, raddoppio dei bus a metano, uso del biodiesel per i rimanenti autobus, aumento delle piste ciclabili, contributo di 600.000 € per portare tutte le frequenze degli autobus entro i 15 minuti, variante urbanistica e acquisto del terreno per realizzare il deposito del tram alla Guizza, varianti risolutive per risolvere le criticità progettuali del tram e consentirne il definitivo avvio. Cose importanti che tuttavia si scontrano con altre scelte che invece favoriscono la mobilità privata e non consentono di realizzare neppure in minima parte l’obiettivo contenuto nel programma elettorale di Zanonato, di ridurre quel 70% di mobilità padovana, che si muove ogni giorno con l’auto. Dieci anni fa si diceva che bisognava completare l’anello delle tangenziali e solo dopo si sarebbe potuto intervenire per ridurre il traffico in città. Ora invece, nonostante le tangenziali siano state completate, questa A.C. continua a spendere la maggioranza delle risorse pubbliche ancora sulla viabilità.
Non credo che si possa dire che si vuole ridurre il traffico privato finchè si costruiscono opere stradali quali il cavalcavia Dalmazia-Ponte Verde- strada alternativa della Guizza, Arco di Giano e parcheggi in centro come Prato della Valle, PP1-Viale Mazzini, Cledca, Stazione Pontecorvo. Peggio ancora considero l’adesione convinta di Zanonato all’Orbitale/GRA. Come trovo strano che l’A.C. abbia proseguito acriticamente i lavori per il tram, dando l’impressione di affidarsi completamente per risolvere le criticità della mobilità cittadina. Tutto ciò nonostante le tante criticità evidenziate dalla commissione Zan e le altre che si sono aggiunte in questo periodo. Senza valutare adeguatamente i rischi di avviamento di un prototipo concettualmente diverso, e soprattutto la sua scarsa capacità di carico che impedisce una vera riorganizzazione del trasporto cittadino. Metrotram a parte non è stata presa nessuna altra decisione al fine di migliorare la mobilità padovana e quelle collettiva in particolare. Il resto del trasporto pubblico è stato dimenticato! Dov’è finita l’ambizione di incrementare il trasporto pubblico, di realizzare i parcheggi scambiatori, di rafforzare i sistemi di intermodalità, l’integrazione tariffaria adottando il biglietto unico almeno per l’area cittadina e dei comuni di cintura ? E quello di migliorare la velocità commerciale degli autobus, riducendo il traffico privato e realizzando altre corsie preferenziali? E’ anche per questo che nonostante gli interventi a favore del trasporto pubblico, per l’utenza non è cambiato nulla. Non basta mettere gli autobus più belli per convincere la gente a prenderli. A mio avviso la realizzazione di una mobilità sostenibile a Padova richiede altre decisioni in queste direzioni:

1. la revisione della rete, (collegare i quartieri attualmente sprovvisti con gli ospedali/centro, creare linee di forza, creare un luogo di intermodalità speculare alla Stazione in Prato Valle)
2. biglietti e abbonamenti unificati (almeno per Padova e comuni di cintura)
3. attivazione parcheggi periferici di interscambio e linee veloci di collegamento con FS/centro
4. più corsie preferenziali per gli autobus che resteranno, anche dopo l’avvio del tram, la modalità di trasporto pubblico utilizzato dalla stragrande maggioranza di utenti
5. miglior utilizzo della rete ferroviaria istituendo fermate dei treni all’aereoporto, Abano, Montà ecc.
6. integrazione delle linee APS e Sita e avvio di una intermodalità diffusa.
7. adottare collegamenti urbani con tutti i comuni di cintura, e maggiore attenzione alle esigenze dei turisti e delle Terme.

I temi della mobilità sono complicati da risolvere, ma gli studi condotti in questi anni hanno indicato delle strade. Io vorrei che su quelle ipotesi si riprendesse a camminare con più forza. Infine c’è un’altra questione che mi delude. L’Aps Holding è un’azienda di proprietà del comune. Da due anni è cambiato il C. di A. ma questo non si percepisce. Da due anni chiediamo che si faccia un Piano Industriale e che si indichino gli obiettivi da perseguire. Inutilmente!

Inoltre anche altre entità economiche in cui il comune è presente (Magazzini Generali-interporto-ZIP-Mercato Ortofrutticolo APS/ACEGAS) ci sarebbe bisogno di più coordinamento e più confronto per evitare che anche in luoghi dove il pubblico è presente si manifestino forme di sfruttamento e di precarietà del lavoro (subappalti, lavoro irregolare, presenza di cooperative che non rispettano i contratti). Anche se questo non può essere direttamente ricondotto alla responsabilità dell’A.C. mi aspettavo che il ricambio politico dell’Amministrazione Comunale aiutasse a migliorare quelle realtà. Spero che nei prossimi due anni si possa realizzare in queste realtà una democrazia economica più efficace. Io lavorerò per questo, sperando di trovare più disponibilità da questa A.C..

*Segretario Generale FILT-CGIL

sabato 23 giugno 2007

R. Guadagnini: La petizione pro Zanonato è una "conta" che divide e non risponde ai problemi posti dai Temi perduti

"Non accetto che la richiesta di dibattito e confronto contenuta nella lettera aperta sui “Temi perduti del programma del Sindaco”, sia trasformata in un “conta” a favore o contro Zanonato, grazie alla petizione promossa da Adina Agugiaro, Angelo Boschetti, Andrea Micalizzi, Massimo Pallotta ed altri (vedi Il Mattino o Il padova di Sabato 23). “ A parlare è Rina Guadagnini, responsabile scientifica di Legambiente, una dei 370 firmatari dell’appello “Temi Perduti”.

“Ci fa piacere – continua Guadagnini - che Boschetti e gli altri che elenchino le buone cose realizzate da questa amministrazione, (molte, non tutte, le riconosco anch’io). Fanno bene, ma continuano a perdere di vista che le buone cose fatte sono rimaste cose e non sono mai divenute spina dorsale di quel progetto complessivo di città sostenibile e partecipata che dal programma elettorale si evinceva.

“Vorrei poi – continua la Biologa – rassicurare chi ha scritto questo appello a favore del Sindaco, visto che sente il bisogno di trovare ancora adesioni: "Temi Perduti" non è una mozione di sfiducia al Sindaco. E non ci interessano le “conte” che dividono è basta. Il fatto è che Temi Perduti è un’altra cosa. “Temi Perduti” è la richiesta di discutere con i cittadini e con gli amministratori su una domanda di fondo: perché alcune politiche, ad esempio riguardanti partecipazione, urbanistica, mobilità, città metropolitana sono state, nella prassi, realizzate in modo tanto diverso da come erano state descritte nel programma del Sindaco? Una domanda di dibattito molto sentita, come testimoniano i trenta interventi sul blog temiperduti.org, oltre a decine di brevi commenti, e le migliaia di visitatori.

Ma è una domanda a cui nessuno, tra gli Amministratori, ha dato ancora risposte. Anzi Sindaco e Vicesindaco hanno semplicemente sbattuto la porta in faccia al dibattito.

Ma tant’è, i problemi posti da “Temi Perduti” restano. La fatica dell’amministrare la cosa pubblica non può giustificare la non volontà di ascoltare e di valorizzare ciò che viene detto da chi è fuori dal “Palazzo”, a maggior ragione quando proviene da chi è politicamente vicino… magari adducendo come pretesto la mancata premessa degli elogi prima di squadernare i problemi.

Oggi i problemi posti da “Temi Perduti” possono anche essere negati, ma restano nella testa di chi li ha posti, sottoscritti o dibattuti, gente che in gran parte nelle passate elezioni ha dato l’anima perché quel programma elettorale si affermasse attraverso l’affermazione di Zanonato. Non sarebbe saggio discuterne, come proposto anche dal Segretario della CGIL Ilario Simoneggio e da molti altri interventi pubblicati sul blog temiperduti.org, invece che esorcizzarli?

R. Guadagnini, firmataria dei "Temi perduti"

venerdì 22 giugno 2007

G. Belloni*: La politica maneggia i simboli. Quelli che rincorrono la destra

A partire dalla consueta associazione, tipica del linguaggio giornalistico, tra la parola stupefacenti e la parola traffico, l’assessore al traffico, Ivo Rossi ha evidentemente ritenuto di possedere le competenze necessarie a dire la sua sul tema. Ed è così che per una settimana a Padova abbiamo assistito stupefatti (è proprio il caso di dirlo) al dibattito sulla proposta, formalizzata da Ivo Rossi, di multare i “tossici” che, in automobile ai lati della strada, si rifornissero di merce, sul modello delle multe ai clienti delle prostitute.
Non se ne è fatto nulla non fosse altro che per la ragionevole opposizione messa in campo dai vigili urbani, che quelle multe avrebbero dovuto comminare, ma abbiamo avuto tutto il tempo per capire che quella proposta era stata soppesata, valutata, approfondita, insomma, presa sul serio, dai nostri amministratori.
L’esempio non riguarda le politiche ambientali - che comunque non sono, a dispetto di quel che ne può pensare il vicesindaco Sinigaglia, un settore specialistico del governo di una città -, ma esprime bene una certa approssimazione, una certo atteggiamento di rinuncia alla complessità dei fenomeni sociali, un rincorrere a tutti i costi ricette e soluzioni ad alto impatto mediatico, malgrado scarseggino le conoscenze sui fenomeni reali e la predisposizione al confronto. Questo è lo stile che ha contraddistinto, a mio modesto parere, il lavoro di questa giunta.
Marina Bastianello e Francesco Bicciato hanno voluto ricordare ai firmatari dell’appello “Temi perduti”, l’elenco delle buone cose fatte dall’amministrazione di centrosinistra. Hanno fatto bene perché nessuno, a cominciare dai colleghi di Bicciato, l’ha mai fatto. Ma continuano a perdere di vista che le buone cose fatte sono rimaste cose e non sono mai divenute spina dorsale di un progetto complessivo. E solo così avrebbe senso comunicarle, altrimenti ci troviamo di fronte ad una lista della spesa che riduce il nostro essere cittadini, protagonisti di un progetto politico chiamato “città”, ad utenti frammentati e solitari di piccole cose - a questo punto graziose regalie del sovrano illuminato a corrente alternata - contraddittorie.
“Permane uno scarto tra le realizzazioni umane e ciò che può dare loro un qualche senso e valore. Separate da questo, quelle scadono lo sappiamo bene, che si tratti di fare un giornale, di gestire un ospedale, di sposarsi e crescere dei bambini, di governare una casa o un paese…dove lo prendiamo questo valore senza il quale ciò dietro a cui ci affatichiamo, scade nella risibile pochezza, e noi pure, ancora più scadenti?”. La domanda la pone Luisa Muraro e suona un po’ per tutti noi, qualsiasi cosa pensiamo delle “cose” fatte, o non fatte, da questa giunta. Il valore, di cui parla la Muraro, a mio parere è la politica e di questa, tra una multa alle prostitute, una agenda 21, una cementificazione o l’inaugurazione di un parco, non se ne intravede l’ombra.

*coordinatore di CartaQui Estnord, supplemento per il nordest del settimanale Carta

p.s. vorrei sperare (di certo ancora una volta illuso) che il sindaco non pensi che apertura al dibattito significhi contrapporre appello ad appello, come sembra sia intenzionato a fare.

G. Mosconi: La costruzione dell'insicurezza

L’idea di sostituire l’assessorato alla sicurezza con quello della partecipazione aveva assunto una valenza simbolica emblematica delle speranze di cambiamento che accompagnavano l’insediamento della nuova giunta comunale, dopo la vittoria del centro-sinistra del 2004. una cultura e metodologie nuove nella gestione delle questioni della sicurezza e della marginalità, non più principalmente ispirate a politiche repressive e di sorveglianza del territorio, quanto a forme partecipative adeguate a coniugare la risposta ai disagi delle marginalità con le istanze reali diffuse nella cittadinanza. Dal famoso “muro” di via Anelli in poi gli interventi dell’amministrazione hanno via via dato luogo ad un clima e a significati del tutto diversi. Anche se quel primo intervento poteva essere comprensibile nella strategia complessiva di smantellamento del noto ghetto padovano, in quanto preordinato ad impedire che le palazzine appena svuotate tornassero a riempirsi di disperati senza prospettive praticabili, il senso che strumentalmente allo stesso è a suo tempo stato dato, come risposta dura e immediata agli incidenti appena prima accaduti nella zona ha segnato il rischio di un mutamento di senso all’operazione, per molti aspetti apprezzabile, che si stava realizzando. Da lì in poi il susseguirsi di una serie di interventi, tutti dello stesso segno: la diffusione massiccia della videosorveglianza. Le multe ai clienti della prostitute, accompagnate dal rifiuto di dialogo con le stesse, quando da decenni esiste un agguerrito e legittimato movimento per i diritti civili delle stesse, insieme a sperimentate metodologie di assistenza e riduzione del danno ispirate a spirito di tolleranza e di civile convivenza. E ancora le retate di ambulanti sul listone; e da ultimo l’interdizione ai nomadi del territorio comunale, in occasione della festa del Santo, e i provvedimenti contro i mendicanti, con il paventato divieto di praticare l’accattonaggio nelle vie del centro. Colpisce l’univocità di senso che accomuna questi provvedimenti. Troppo facile, quasi un luogo comune, denunciarne l’intento repressivo e illiberale, come comune denominatore, riscontrare lo spauracchio della “tolleranza Zero”, alla Rudolf Giuliani, come ispiratore sostanziale di tali politiche. C’è qualcosa di più profondo, di più sottile e, perciò di più inquietante, che va fatto emergere. Una volta che un problema, certo per diversi aspetti reale, viene evocato e rappresentato all’insegna dell’insicurezza e del degrado, associato alle dimensioni dell’allarme e del pericolo, le risposte non posso che essere di un tipo: quelle emergenziali che tolgono fisicamente di mezzo il problema. E reciprocamente, l’adozione di quelle soluzioni sono la rappresentazione del carattere del problema stesso, la prova tangibile che non esistono altri mezzi per farvi fronte. E’ da chiedersi se sia il problema a richiedere quel tipo di risposta, o se non sia quest’ultima a definire il carattere del problema stesso, così da precostituire i termini della propria legittimazione. Siccome assumo quel metodo, significa che il problema è di quel tipo, e non vi sono altre riposte sensate. Sta di fatto che si rischia così di dar luogo a un sistema chiuso e autoreferenziale di significati, un corto circuito comunicativo che non lascia spazio a letture diverse dei fenomeni e a forme diverse di gestione degli stessi. E’ la profezia che si autoavvera. Preoccupa che, in questo modo, si possa aprire un discorso a spirale senza via d’uscita, orientata a fagocitare nella sua logica e nelle sue pratiche tutto ciò che può prestarsi ad alimentarla: dalla droga nelle scuole alle scritte sui muri, dagli immigrati clandestini agli schiamazzi notturni, dai detenuti usciti con l’indulto alle manifestazioni no global, dagli scippi per strada ai musicanti accattoni, dai campi nomadi, agli assembramenti di giovani, alla sporcizia per strada. Tutto diviene problema di sicurezza, di polizia, di ordine pubblico, di legalità.
E’ significativo notare come, in questo processo, si operino facilmente scivolamenti di significato. Ad esempio il termine “degrado”, solitamente usato per indicare zone caratterizzate da decadimento edilizio, assenza di infrastrutture, desertificazione sociale, quindi tali da rimandare a pubbliche responsabilità, oggi viene assunto come sinonimo di presenza di soggetti pericolosi e di rischi di vittimizzazione. Si celebra come espressione di un grande movimento di consenso alle politiche sicuritarie dell’amministrazione la raccolta di 800 firme contro la prostituzione, quando è ovvio il facile conseguimento di tale effetto della generica agitazione di temi moraleggianti come questo tra i cittadini “per bene” ( tanto più se anziani, o di sesso femminile). Il fatto è che dietro a queste politiche e a questi linguaggi si nascondono e si mistificano almeno tre aspetti: i reali problemi della città ( traffico, ambiente, pianificazione urbana) che restano abbondantemente irrisolti; le cause più profonde dei sentimenti di insicurezza, radicate nei limiti dello sviluppo, nell’angoscia e nello stress che caratterizzano il “malvivere” del nostro tempo; le drammatiche difficoltà che sostanzialmente contrassegnano le storie di vita di molti soggetti dipinti come pericolosi. Credo ci sia una mutazione nel modo in cui una cultura e forze politiche tradizionalmente di sinistra accedono a queste logiche e prospettive. Non più occupare tatticamente il terreno dell’avversario per sottrargli preventivamente uno dei temi presuntivamente cruciali di consenso, ma una acquisita convinzione di fondo che le questioni della sicurezza e della legalità non possano che avere oggettivamente questi connotati e comportare necessariamente questi metodi; quando invece poche materie rivestono un carattere altrettanto complesso e si prestano alla sperimentazione di logiche sostanzialmente democratiche e non repressive, quanto questa. Così la sinistra perde due sue essenziali prerogative, senza delle quali è difficile continuare a definirla come tale: la conoscenza oggettiva della realtà, l’aiuto e la solidarietà verso i soggetti più deboli:Solo una cultura dei diritti e un atteggiamento positivo aperto alla conoscenza e all’incontro potrà sconfiggere le retoriche dell’insicurezza e della paura.

Giuseppe Mosconi, Università di Padova

giovedì 21 giugno 2007

L. Caldon: Lettera aperta al Sindaco

Caro Sindaco,
sono Luisa Caldon, rappresentante degli studenti presso il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Padova. Grazie all’occasione fornita dal dibattito sui “temi perduti”, vorrei spiegare i motivi della mia adesione.
Rappresento i circa 64.000 studenti dell’Ateneo patavino e più di 20.000 di questi abitano sul territorio comunale. Questo fa di loro Suoi cittadini e, pur non avendo diritto al voto, sono contribuenti, utenti, clienti, inquilini al pari di tutti gli altri residenti.
Gli studenti sono risultato e manifestazione del rapporto tra Università e Città. Le due istituzioni, autonome e distinte, coesistono da secoli sullo stesso luogo e la loro unione concorre allo sviluppo sociale, politico, culturale ed economico della nostra comunità. Il legame è così saldo che, in più di un’occasione, gli organi decisionali dell’una hanno disposto in appoggio dell’altra e viceversa.
Proprio a dimostrazione di questo annoto che il Cda d’Ateneo è composto anche dai rappresentanti degli enti locali e che Lei, all’inizio del suo mandato, ha comunicato di voler partecipare di persona senza incaricare un delegato.
Apprezzai molto questa decisione ma oggi devo purtroppo prendere atto della sua costante assenza alle adunanze. Ha perso così l’opportunità di ragionare e confrontarsi attivamente e alla pari non solo con la gestione di un ente così complesso ma anche di conoscere veramente le varie parti che lo realizzano.
Avrebbe potuto soprattutto conoscere noi studenti e così discutere le nostre istanze (diritto allo studio, lavoro e precarietà, sostenibilità delle spese, spazi, mobilità…) e rappresentarci poi come suoi cittadini eliminando le barriere che stanno dentro la definizione di Università come città nella città.
La Sua amministrazione è intervenuta per accomodare situazioni ormai al collasso come la locazione abusiva e l’assistenza nelle procedure di rilascio del permesso di soggiorno per gli studenti stranieri. Sentiamo però l’inevitabilità di un impegno ulteriore e completo per sentirci parte della cittadinanza non solo nei programmi e nelle intenzioni.
Ho sottoscritto l’appello soprattutto perché convinta che sia imprescindibile ora trovare idee e risorse per la costruzione ed il funzionamento della città metropolitana, così da dare una risposta concreta ai problemi di vivibilità e governabilità razionale ed efficiente che investono i grandi comuni e le aree circostanti. I troppi confini comunali sono inutili e anacronistici e ormai non hanno altra funzione che rendere ancora più difficoltosa la soluzione di problemi infrastrutturali, ambientali…
La maggior parte degli studenti si scontra ogni giorno con questa realtà. Pensi alle facoltà di Agraria e Veterinaria che si raggiungono con i costosi mezzi SITA e non con APS (l’ultimo capolinea è troppo distante per raggiungere la facoltà ma non così distante per giustificare un’interruzione della tratta), pensi alla difficoltà, i costi e il tempo per raggiungere i comuni dell’alta padovana e della terraferma veneziana dove non è previsto un collegamento diretto.
Mi permetto infine di farle un ultimo appunto non da studentessa ma da elettrice di sinistra.
Non condivido quanto si delinea dal suo intervento quando dice “l tema della capacità della sinistra di dare risposte convincenti ai problemi che vive la gente comune (e soprattutto chi appartiene ai ceti popolari), sulla base dei quali orienta il proprio consenso elettorale”. Penso sia riduttiva e dannosa la staticità che si evince.
Credo che lo scopo di una forza di sinistra sia costruire un’alternativa in cui non si debba più parlare di classi o ceti e non sia quindi rappresentanza di categoria. E’ invece la profonda convinzione che il singolo individuo sta bene quando tutti stanno bene. Si deve lavorare per giungere ad un’uguaglianza sostanziale. Perché questo accada si deve proporre una politica che rappresenti tutti e che investa tutto il sistema paese. Speravo fosse ormai indubbio che tutti siamo gente comune. E che tutti apparteniamo al ceto popolare, unico titolare di sovranità. Senza distinzioni e soprattutto senza privilegi.
Con la speranza che tutti facciano tesoro della discussione di questi giorni, Le auguro buon lavoro.

Luisa Caldon. rappresentante degli Studenti nel Cda dell'Universita